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venerdì 14 dicembre 2018

Recensione: Fuga nei mondi perduti di Jack Vance


jack vance
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SINOSSI:
Non tutti i mondi della sfera di Gea sono civili colonie terrestri. Alcuni sono "mondi perduti", avamposti dove le condizioni di vita sono ancora selvagge e violente. Sono i pianeti dell'avventura su sui tutto può accadere, e dove Myron Tane e i suoi compagni di viaggio - una ciurma di incalliti scorridori dello spazio - inseguono il miraggio di una colossale fortuna, sfuggendo a ogni regola e alla temibile polizia interplanetaria... La nuova, sofisticata space opera di Jack Vance è un tour attraverso una galassia di mondi impossibili, uno più affascinante e rischioso dell'altro.


RECENSIONE:
Oggi vi presento Fuga nei Mondi Perduti, romanzo di fantascienza dello scrittore statunitense Jack Vance. Sono andato a sbirciare a quando risalisse la prima pubblicazione dello stesso e con stupore ho scoperto fosse tutt’altro che “di un’altra epoca”: data infatti 1998. Perché dico questo? Per il semplice fatto che avrei potuto parzialmente giustificare il ritmo blando e mesto della storia, se fosse appartenuta a un autore del XIX secolo, senza recare offesa ai grandi dell’epoca che non soffrivano certo di questo peccato. 
Insomma, il romanzo di Vance non mi è per nulla piaciuto, non è mai realmente decollato. Non sapevo peraltro che non fosse autoconclusivo e di certo non andrò a impegolarmi con il seguito, questo mi è bastato. 
Una storia insulsa, che doveva fondare i suoi cardini in viaggi mirabolanti per lo spazio alla scoperta di mondi bizzarri. 
Mah, io non ho trovato nulla di quanto promesso, con viaggi privi di brio e mondi dallo spessore di una sottiletta, tutti uguali, con peculiarità ben misere e di certo non in grado di catturare il lettore. Ci sono rimasto veramente male, e non ne capisco il motivo, visto il blasone dell'autore. Spero vogliate aiutarmi ad analizzare le cosa...
Non che l’autore scriva male, intendiamoci, ma la storia è realmente poca cosa, e l’ambientazione per nulla profonda e sentita. 
Spesso i protagonisti si perdono in lunghi voli pindarici e in vano filosofeggiare che però ho trovato fine a se stesso e per nulla stimolante, cosa ancor più grave, visto che generalmente non mi dispiace assistere ai monologhi dei protagonisti, a patto che siano capaci di far riflettere. 
Insomma, a mio parere, il romanzo non brilla né per azione, né per riflessione. Lunghe spiegazioni tecnico/commerciali anch’esse di un banalità disarmante. 
Realmente, ammetto di non aver compreso cosa l’autore volesse trasmetterci e pertanto non mi sento di consigliarvelo. Non avendo mai letto nulla di Vance non vorrei aver pescato proprio il suo peggior lavoro, ma immagino sia accaduto proprio questo. 
Fatemi sapere il vostro parere!

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