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giovedì 29 novembre 2018

Recensione: Neuromante di William Gibson


william gibson

SINOSSI:

Un mondo di cupa delinquenza e di elevata tecnologia, di droghe e computer, di traffico nero di organi umani, di popolosi quartieri dove si aggira il più squallido sottobosco umano. In questo mondo si muove Case, un tempo il miglior "cowboy" d'interfaccia, che, con la mente, riusciva a entrare e a muoversi nel "cyberspazio", dove la sua essenza disincarnata frugava nelle banche dati di ricchissime multinazionali per rubare le informazioni richieste dai suoi mandanti. Dopo aver cercato di ingannare alcuni di loro, il suo sistema nervoso è stato danneggiato in maniera tale da non poter più entrare nel "cyberspazio". Ma adesso gli viene offerta una nuova possibilità e sta soltanto a lui sfruttarla a dovere...



RECENSIONE:

Neuromante di William Gibson, pubblicato nel 1984, merita effettivamente di essere considerato un romanzo di culto, capace di elevare l’universo narrativo del cyberpunk donandogli spessore e qualità. 
Non è un romanzo da leggersi tutto d’un fiato, ma da godere con la dovuta calma, assaporando gli scenari altamente visionari che l’autore ci offre nel corso della narrazione. Se consideriamo gli anni in cui è stato scritto, il vocabolo visionario sembra coniato giusto giusto per l’occasione. 
Il protagonista Case, un cowboy del cyberspazio, è una figura complessa, decisamente affascinante e concreta con tutte le proprie debolezze, non solo quelle legate alla droga. Un "animale da palcoscenico" capace di incuriosire, intenerire, e alle volte farsi odiare. Insomma uno di quei personaggi in grado da solo di costituire l’ossatura forte di un buon romanzo. 
In questo caso però non è affatto solo, ma circondato da altri comprimari di spessore assoluto, sia umani che cibernetici, e dalle peculiarità particolari e originali. 
Il cupo mondo edificato da Gibson, sia che si tratti di quello reale, che di quelli inseriti nella matrice globale, sono affascinanti e iperrealistici, spietati così come lo sono i loro abitanti.
Devo ammettere di aver trovato lo scritto assolutamente affascinante, capace di rapire e alle volte di stordire, lasciando in preda a un piacevole senso di smarrimento per le scenografie allestite con maestria da Gibson. Un romanzo che trascende i generi e che potrebbe essere apprezzato da chiunque non si lasci spaventare dal titolo e dalla definizione di cyberpunk. Non siamo certo innanzi a un opera di nicchia.
Il ritmo è sempre elevato, accompagnato da una prosa ricca ma scorrevole, con i tecnicismi legati all’ambientazione che vengono limitati al minimo, e comunque risultano comprensibili anche ai non addetti ai lavori. Come in ogni grande romanzo che si rispetti, anche i dialoghi non tradiscono mai, mantenendosi sempre frizzanti e fluidi, credibili e accattivanti.
Avevo aspettative elevate e posso dire che non siano state tradite. Un romanzo che mi sento di consigliare a tutti. 

martedì 27 novembre 2018

Disfida nr. 84: Una Metamorfosi di Vertrăgus VS James Hogg




- Titolo opera: Una Metamorfosi;

- Autore: Vertrăgus;

- Genere: Thriller psicologico;

- Prezzo: 2,50 € (ebook); 8,99 € (cartaceo);

- Sinossi: La storia si dipana dal grigiore di una metropoli, in un futuro prossimo che spaventa per il suo finto anacronismo, fino ai luoghi più impervi di una catena montuosa ormai disabitata. 

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Il protagonista, Abe, dovrà render conto di una minaccia che lo attanaglia da fuori e da dentro, un pericolo che pizzicherà all'unisono i suoi demoni interiori, comuni ad ogni essere umano, Eros e Thanatos, in un concerto d'infinita follia;


- Note/commenti/finalità dell'Autore: Esiste una zona franca lungo il confine che separa la vita dalla morte, un luogo dove a farla da padrona è il concetto di metamorfosi. Che cos'è esso se non il punto di non ritorno, dove l'esistenza compenetra la sua eterna antitesi e ne adotta la furia che tutto falcia in nome della sopravvivenza? Da Ovidio a Kafka, molti illustri nomi della letteratura, e non solo, lungo i secoli si sono cimentati nella rivisitazione della grande allegoria della mutazione umana; un processo drammatico che nasce e cresce dal più profondo dei tormenti, e sfoga in superficie il suo malessere come un bubbone della peste. Ma qual è il catalizzatore di questo processo? Le cause sono visibili oppure no? E dipendono dal mondo esterno, freddo, opprimente e materialistico, o dalle nostre anime perennemente inquiete? Una storia folle e frenetica con un sottotesto più che mai attuale, un'interpretazione che l'autore scaglia violentemente al lettore come un vero e proprio invito alla riflessione. Più che uno scrittore in carne ed ossa, Vertrăgus è un'idea. Un'anomalia del sistema che si nasconde timorosamente nell'animo di un'intera generazione: coloro che nacquero già sconfitti, ed ai quali fu detto di non vivere.


- BIG da sfidare: sarebbe troppo facile e scontato chiamare in causa Kafka o Stevenson. Il BIG che intendo sfidare invano è quel genio sconosciuto ed incompreso di James Hogg, e il suo "Confessioni di un peccatore eletto".





Confessioni di un peccatore eletto




domenica 25 novembre 2018

Recensione: Il calice di sangue di Mauro Barbarito [Rating 8]


ninfa fantasy
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Titolo operaIl calice di sangue

- Autore: Mauro Barbarito

- Editore: LFA Publisher

- Formato: ebook/cartaceo

- Genere: Fantasy

- Prezzo: 3.49/14.00

- Sinossi: 

La battaglia per la Città Bianca non fu che l’inizio. Il Demone inviato da Loek non si sarebbe fermato dinanzi a nulla, guidato da una insaziabile sete di anime. Senza la protezione delle ninfe, con i regni degli uomini e dei silvani piombati nel caos, il mondo rimase alla mercé dell’esercito di abomini generati dalla magia oscura. Soltanto il giovane Stregone sarebbe stato in grado di capovolgere le sorti della guerra, ma prima avrebbe dovuto percorrere una lunga e tortuosa strada alla scoperta dei suoi poteri e del suo destino…


Recensione:
Ecco il secondo volume della saga “I figli delle Ninfe”. Ho letto molti libri di genere fantasy-epico ma non sono molti quelli che ho trovato avvincenti come questo! Il più grosso difetto di questo romanzo breve (158 pagine) è, appunto quello di essere troppo corto. Il racconto avrebbe necessitato di uno sviluppo più ampio, che renda più fruibili e facilmente collegabili tra loro i molteplici aspetti della narrazione.
Per molti versi si tratta di un testo assai più complesso rispetto al primo. Qui, infatti, si spiega e si dipana molta di quella sotto-struttura generale di tutto il racconto che, in  precedenza, restava velata e veniva solo lasciata poco più che immaginare al lettore. Ora invece, il meccanismo viene svelato in tutta la sua complessità. 
C’è un impianto mitologico, affascinante e degno di nota, che si può ritenere cristiano. Infatti, i primi abitanti di questo mondo sono creati da Artemis, sorella maggiore di Eretria, che si immola volontariamente per amore del suo mondo e dà vita ad ogni razza. 
Intanto, la guerra con Eretria non è affatto conclusa, quella che gli alleati delle razze hanno vinto è solamente una battaglia, e la vittoria non è vicina, anzi! 
Sarà la strategia, apparentemente priva di ogni logica della Ninfa ad alimentare, in Proteus e compagni, il forte sospetto che lo scopo ultimo della malvagia sia semplicemente quello di stroncare il maggior numero di vite possibile. Certamente ella vuole accrescere il suo potere personale. Ma ora, ecco che il piano del racconto cambia di nuovo. Non si tratta più di grandi battaglie bensì di quella che è la ragione ultima che ci sta dietro: la possibilità di accrescere la propria importanza, aumentando la sua capacità di cambiare l’ambiente intorno. Ma, come sappiamo, il potere difficilmente si può condividere senza che scatti la sopraffazione. Ci saranno ancora parecchi colpi di scena! Sono anche rimasta stupita ed affascinata dalla capacità dell’autore di inserire nella trama elementi tipici del genere horror, quali spiriti maligni, senza che l’atmosfera generale ne venisse poi irrimediabilmente impregnata. Anche nel momento più nero, la speranza resiste! 
Voto finale 8

Carla Ioppolo

giovedì 22 novembre 2018

Recensione: Le mille e una notte di AA.VV.

misteri e fantasia oriente


SINOSSI:

Le 'Mille e una notte' è una raccolta di novelle orientali datata attorno al X secolo d.c. Inizialmente tramandate oralmente, di varia ambientazione storico-geografica, composte da differenti autori.
La sua diffusione nel mondo occidentale è da attribuire all'opera di Antoine Galland che per primo le tradusse, per farne omaggio alla marchesa d'O.

Il re persiano Shāhrīyār, tradito da una delle sue mogli, uccide sistematicamente le sue spose al termine della prima notte di nozze. Un giorno, non essendoci più fanciulle in età da marito, ordina al visir di dargli in sposa una delle sue due figlie. La maggiore, Sharāzād, si offre volontaria salvando la sorella. Così la bella e intelligente ragazza, per far cessare l'eccidio e non essere lei stessa uccisa, escogita un trucco e attua il suo piano con l'aiuto della sorella: ogni sera racconta al re una storia, rimandando il finale al giorno dopo. Va avanti così per mille e una notte e alla fine il re, innamoratosi, le rende salva la vita.



RECENSIONE:

Torniamo a occuparci di classici e lo facciamo con Le mille e una notte, nell’edizione curata da Roberta Denaro. Un volume corposo derivante da uno dei più antichi manoscritti arabi. Che dire, la costruzione particolare di questa raccolta di racconti, intrecciati gli uni e gli altri e formanti una sorta di scatole cinesi senza fine è assai particolare. In sostanza sarà la principessa Shahrazad a inanellare una serie di storie al solo fine di convincere Re Shahriyar a concederle un altro giorno di vita, pur di sentire il finale del racconto. 
E’ un meccanismo che si protrarrà per 282 notti durante le quali verremo trasportati in un mondo fatato fatto di jinn e di ifrir, geni e demoni, ma soprattutto fatto delle mille sfaccettature dei vizi e delle virtù umane. 
Notti di passioni sfrenate, di tradimenti, di atti eroici, di penitenze, di rimpianti, ce ne sarà per tutti i gusti e si rischierà più volte di perdersi nelle trame e sotto trame intessute dalla bella Shahrazad per irretire il Re e convincerlo ad ascoltare l’ennesima storia. Un romanzo particolare quindi che colpisce anche per l’innegabile attualità, nonostante sia stato scritto secoli addietro. Prosa piacevole e scorrevole anch'essa non certo appesantita dagli anni che si porta sul groppone e capace di ammaliare così come Shahrazad riesce a fare con Re Shahriyar.
Diciamo che mi sarei atteso più elementi fantastici capaci di far vibrare l’immaginazione, invece mi sono trovato innanzi un testo capace di sviscerare comportamenti e attitudini. Non dico di esserne rimasto deluso, anzi, ma semplicemente stupito, mi attendevo altro. Comunque un classico da non far mancare alla propria biblioteca considerando il prezzo ridicolo di 0,99 Euro per la versione ebook! 



martedì 20 novembre 2018

Disfida nr. 83: Le gocce di Lazhull. La rosa dei venti. Vol. 1 Mirko Hilbrat






Titolo opera: la Rosa dei Venti 1 – Le Gocce di Lazhull - 

Autore: Mirko Hilbrat

Genere: Fantasy

Prezzo:  eBook 1,99 Cartaceo 22,00

 Editore: Pubblicazione Indipendente

Sinossi: 
La Legione dell'Ovest si muove alla continua ricerca delle Gocce di Lazhull, lasciando dietro di sé una sanguinosa scia di morte. Kruna, il Regno della Notte Eterna, viene assediato con l'intento di recuperare una delle magiche pietre.

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Intanto nel Reame d'Ametista si svolge il Cerberus, un triennale evento atto a celebrare l'alleanza dei regni più importanti delle terre del Grimorio: Alexandria, Nazela e Reghanor. Rion viene scelto come candidato per l'imminente sfida e, mentre resta coinvolto nel vortice degli eventi che lo circonda, nel cuore del ragazzo s'insinuano una dopo l'altra innumerevoli domande prive di risposta: chi era prima di arrivare ad Alexandria? Chi tentò di ucciderlo lasciandogli un'indelebile cicatrice sulla schiena? Chi è la misteriosa figura in nero che incontra nei suoi sogni? L'intricato mosaico che compone La Rosa dei Venti si plasma in un antico e misterioso passato, attraverso lo Stigma di un mondo, Zaurel, e di tutti coloro che vi sono legati. 

Note/commenti/finalità dell'Autore: Un romanzo dal sapore di un’Anime, di un Manga o di un Videogame. Ambientato in un mondo di genere Fantasy che sembrerebbe “classico” data la presenza di razza canoniche come elfi, orchi goblin o elementi più comuni come magia, draghi streghe e cavalieri… il tutto rivisitato in un turbine di azione e adrenalina, una storia incalzante che si alterna continuamente su più linee narrative per ricongiungersi nell’epilogo con ben più di trenta personaggi!


BIG da sfidare: 

fantasy shannara



Terry Brooks e la saga di Shannara








domenica 18 novembre 2018

Recensione: L'Ascensore di Erik Sancin [Rating 7,5]



 
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  • Titolo opera:
L'Ascensore

    • Editore: Pubblicazione indipendente
  
    • Autore: Erik Sancin
           
    • Formato: ebook e cartaceo
      
    • Genere: fantascienza/azione/avventura
      
    • Prezzo: 3,60/13,89

   • Sinossi: La Terra è stata devastata dall'uomo e dai cataclismi che hanno lasciato dietro di sé uno scenario apocalittico. L'umanità decimata è riuscita nel corso dei millenni a ricostituire una nuova società, vivendo pacificamente in piccoli insediamenti agricoli. Ma un pericolo minaccia l'esistenza dei sopravvissuti. Grossi e letali robot, comandati da un nemico sconosciuto, piombano sulle comunità umane portando distruzione e morte. Il loro passaggio lascia l’aria irrespirabile e i fiumi neri e viscosi di petrolio grezzo. Le fabbriche che costruiscono in poche ore inquinano la Terra, e la gente viene sfruttata e uccisa senza alcuna pietà. Emper e i suoi compagni non si danno per vinti e organizzano la resistenza: ma chi sono questi nemici? Alieni? Uomini mutanti? E come fare a difendersi quando la tecnologia degli avversari è immensamente più evoluta e i loro carri armati distruggono tutto quello che trovano davanti? Un romanzo di fantascienza e di azione che cela un messaggio molto attuale.

Recensione: In recensione oggi il romanzo post-apocalittico/fantascientifico L'Ascensore di Erik Sancin. Tre cose non mi convincono in questo romanzo, che a conti fatti devo però ammettere mi sia comunque piaciuto. Si tratta in sostanza di peccati veniali e puro gusto personale: 1) il titolo che a mio parere non stimola di certo la fantasia del potenziale lettore, né contribuisce a far percepire il clima post apocalittico del romanzo; 2) La mancanza del coraggio di usare qualche sana scurrilità quando serve. Leggere di un guerrigliero che sbotta “porca miseria” credo sia peccato ben peggio di inserire una parolaccia. Insomma, quando il contesto lo richiede non ci si può esimere, altrimenti sono il pathos e l’ambientazione a subire un duro colpo, annientando tutto il lavoro fatto per trasportare il lettore in un mondo immaginifico. Questo fortunatamente capita solo in un paio di occasioni, ad inizio romanzo, così come avviene per il terzo difettuccio; 3) Casi di ripetizione di informazioni già passate al lettore, medesimi concetti che vengono ribaditi senza un reale bisogno. Ritengo si tratti di inesperienza e/o poca fiducia nel lettore, comunque venialità che con un buon editing sarebbero potute essere eliminate senza problemi. 
Esaurite queste sciocchezzuole, non posso che spendere buone parole per il romanzo di Erik Sancin, oltre ai vari messaggi sparsi qua e là per il testo, tutti volti a far rinsavire la moderna umanità dalla sua folle corsa verso l’estinzione, che condivido in pieno.
L’Ascensore è un romanzo carico d’azione e adrenalina, trasposti con grande maestria dal Sancin, grazie a una prosa semplice e diretta, rapida, ed efficace. E’ bello constatare come non servano frasi a effetto, costruzioni articolate e linguaggio barocco per rendere una storia piacevole. La prosa pulita dell’autore è il miglior esempio in tal senso. Non saremo innanzi a un romanzo capace di fare la storia della letteratura, ma di certo un’ottima opera d’evasione, con un bel messaggio di fondo. Ah, trovandoci innanzi a una pubblicazione indipendente non posso non soffermarmi sulla cura e pulizia del testo: non solo non ho trovato alcuna incongruenza, ma neppure un refuso in tutto il romanzo, che consta più di 300 pagine. Complimenti all’autore anche da questo punto di vista, oltre che per la bella cover di cui ha dotato la sua opera. 
Il racconto ci viene presentato in prima persona da uno dei protagonisti. Questa tecnica, quando viene ben gestita, come in questo caso, contribuisce decisamente a far vivere gli eventi in modo più immediato e con maggiore partecipazione al lettore. Dato il ritmo alto che pervade l’intera vicenda, la trovo una scelta ottimale e capace di raggiungere il proprio obiettivo: l’empatia e la partecipazione verso il narratore sono riusciti sin dalle prime battute. Ben fatto! 
La trama è lineare, ma originale e ricca di colpi di scena. Per quanto si tratti pur sempre di un romanzo fantascientifico la coerenza di fondo è mantenuta e non ci sono eventi che facciano storcere il naso e che mettano in dubbio la credibilità di quanto narrato. Ci troviamo innanzi a un romanzo d’azione, dove i molti scontri e le molte azioni di guerriglia e infiltrazione sono sempre accompagnate da pensieri e considerazioni profonde, capaci di stimolare il lettore. L’umanità è andata molto avanti, maturando competenze che vanno ben oltre la semplice tecnica e il progresso è stato più spirituale che scientifico. E’ una prospettiva originale e interessanti ne sono anche le conseguenze, con un genere umano non più avvezzo all’utilizzo della forza, oramai inutile al nuovo livello di civiltà a basso contenuto di conflittualità, e che si ritrova quindi in grandi difficoltà innanzi a un nuovo nemico, non disposto a negoziare. 
Un ribaltamento di prospettive che ho trovato veramente interessante e ben architettato, così come la struttura sociale dei cattivi di turno. Il viaggio intrapreso dai nostri eroi è affascinante, sia per i luoghi che ne fanno da sfondo che per le tribolazioni che comportano. Insomma, un romanzo in cui l’azione non manca, accompagnata da dialoghi sempre calzanti e mai artefatti, e calato in un’ambientazione molto ben congeniata. Un romanzo che vi consiglio e che vi farà trascorrere ore liete in compagnia di un gruppo di personaggi ben assemblati, per i quali non potrete far a meno di parteggiare. 
Voto 7,5 e complimenti vivissimi all’autore. Autore da tenere d’occhio anche in vista di future pubblicazioni.


giovedì 15 novembre 2018

Recensione: Favole fuorilegge di Nicolai Lilin


favole fuorilegge einaudi



SINOSSI:

Le favole sono sempre fuorilegge: basta dire «c'era una volta» per capovolgere la realtà con tutte le sue regole. Queste però lo sono davvero. Dopo averle ascoltate dalla bocca di suo nonno e averle custodite nella memoria, Lilin ce le regala accompagnate dai suoi disegni-tatuaggi, qui piú poetici e potenti che mai. Fiabe spiazzanti, dove i cattivi sono i servitori dello Stato e i lupi hanno molto da insegnare agli uomini. Negli spazi sconfinati di una Siberia mitica e selvaggia, non c'è albero, fiume, animale, che non prenda corpo e voce. L'universo può popolarsi di Madonne armate, sciabole che si fanno giustizia da sole, briganti che rubano l'oro per restituirlo al grande spirito della taiga. È la forza sovversiva della natura che permea ogni cosa e prende il sopravvento sull'ottusità e la prepotenza degli uomini.
Da sempre in Siberia i destini dei grandi imperi si sono intrecciati a quelli degli uomini, componendo un unico tessuto narrativo alla base di molte leggende. Ma la Siberia, nei racconti dei vecchi, è soprattutto un luogo mitico: terra di liberi cacciatori, allevatori e nomadi, fuorilegge e briganti, anarchici per eccellenza, che ripudiano qualsiasi forma di potere che tenda a incatenare l'uomo. Dalle fiabe di Nicolai Lilin emerge un mondo tutto al contrario, dove i concetti di bene e male perdono le loro connotazioni abituali per acquistarne di nuove. Dove un vecchio lupo può insegnare agli uomini il senso del concetto di dignità. Dove l'icona di una Madonna siberiana può animarsi e tirare fuori due pistole per uccidere gli oppressori. Dove i gatti sono gli unici esseri viventi in grado di riconoscere il demonio. Il potere è un sistema corrotto che impone leggi vessatorie. Ricchi mercanti e i loro eserciti privati, emissari dello zar, nobili con vizi inimmaginabili si scontrano con le persone semplici che vivono in armonia con la natura, lottando contro la prepotenza dei tiranni. Sullo sfondo di questa variopinta processione umana si stende un luogo immenso, sconfinato e selvaggio, che lascia nelle anime un segno profondo, indelebile come un tatuaggio, o una ferita.



RECENSIONE:

In recensione quest’oggi l’agile antologia di Nicolai Lilin, Favole Fuorilegge, targata Einaudi. Si tratta di una raccolta di racconti in versione tascabile, 130 pagine in tutto, da leggere tutta d’un fiato, in un paio d’orette. 
A prescindere dal contenuto, che andremo ad analizzare, posso sin da subito affermare che i 13 Euro di prezzo di copertina mi risultino del tutto indigesti e ingiustificati, ma questo riguarda l’editore e non il buon Lilin. 
A parte questo le favole narrateci dall’autore sono apprezzabili, sia per la forma che per i contenuti. Soprattutto questi ultimi risultano sempre pregevoli, andando dalla salvaguardia dell’ambiente al giusto peso da dare alla propria reputazione, senza che questa sfoci nell’alterigia. 
Come in ogni favola che si rispetti, sono spesso gli animali a essere i veri protagonisti, coloro che hanno qualcosa da insegnarci. In questo caso però, data la particolare ambientazione delle stesse, nella tundra siberiana, avremo a che fare anche con spiriti e divinità che immagino possano risultare bizzarre e originali ai più, me in primis. 
Perché fuorilegge vi starete chiedendo? Semplice, la giustizia e la morale che sottostanno ad ogni racconto vengono dispensate non solo con le buone, come si suol dire, ma anche con le cattive. Un certo retrogusto da “dente per dente, occhio per occhio” permea l’intera antologia, per cui ci troviamo innanzi a uno scritto che potrebbe spiazzare qualcuno. Chi ad esempio non ama trovarsi a leggere di una Madonna Siberiana che impartisce la giustizia divina armata di pistole, giusto quella che troviamo in copertina. 
Bandendo i facili moralismi, ho trovato lo scritto piacevole e sicuramente capace di far riflettere e non certo particolarmente estremo. Della ventina di racconti contenuti alcuni mi rimarranno di certo impressi, e fra tutti non posso non menzionarne almeno uno e scelgo “La dignità dei lupi”. Mi spiace per il migliore amico dell’uomo, che visto il cane, dalla prospettiva del Lilin, non ci fa una gran figura. 
Per finire, ultima annotazione: ogni racconto è corredato da un’illustrazione in b/n ispirata al mondo dei tatoo, ad opera dell’autore stesso.

Da provare!

martedì 13 novembre 2018

Disfida nr. 82: L'Ascensore di Erik Sancin




    • Titolo opera: L'Ascensore

    • Editore: Pubblicazione indipendente
  
    • Autore: Erik Sancin
      
  • Biografia: Erik Sancin, nato nel 1981 in Slovenia, è cresciuto a Trieste, dove ha frequentato le scuole statali slovene. Attualmente vive a Isola d’Istria e lavora nel campo dell’istruzione. Nel 2003 ha pubblicato un romanzo giovanile in lingua slovena “Nekje sredi vročine” (Da qualche parte nella calura) con la casa editrice CZ e ad aprile 2018 è uscito in self-publishing il suo secondo romanzo, “L’Ascensore”, tradotto dall’autore stesso in lingua italiana.
      
    • Formato: ebook e cartaceo
      
    • Genere: fantascienza/azione/avventura
      
    • Prezzo: 3,60/13,89

    
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      • Sinossi: La Terra è stata devastata dall'uomo e dai cataclismi che hanno lasciato dietro di sé uno scenario apocalittico. L'umanità decimata è riuscita nel corso dei millenni a ricostituire una nuova società, vivendo pacificamente in piccoli insediamenti agricoli. Ma un pericolo minaccia l'esistenza dei sopravvissuti. Grossi e letali robot, comandati da un nemico sconosciuto, piombano sulle comunità umane portando distruzione e morte. Il loro passaggio lascia l’aria irrespirabile e i fiumi neri e viscosi di petrolio grezzo. Le fabbriche che costruiscono in poche ore inquinano la Terra, e la gente viene sfruttata e uccisa senza alcuna pietà. Emper e i suoi compagni non si danno per vinti e organizzano la resistenza: ma chi sono questi nemici? Alieni? Uomini mutanti? E come fare a difendersi quando la tecnologia degli avversari è immensamente più evoluta e i loro carri armati distruggono tutto quello che trovano davanti? Un romanzo di fantascienza e di azione che cela un messaggio molto attuale.

      
    • Note/commenti/finalità dell'Autore: Come chicca vi segnalo in fatto che il romanzo l'ho scritto (e pubblicato, sempre in self) in sloveno e poi, essendo bilingue, ho pensato di offrirlo anche ai lettori italiani. 

    • BIG da sfidare:

miniere di re salomone



Henry Rider Haggard













domenica 11 novembre 2018

Recensione: La Strega delle Nebbie. Lullabies from Darkness #1 di Isabel Giustiniani


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Titolo: La Strega delle Nebbie


Saga: Lullabies from Darkness

Editore: pubblicazione indipendente

Genere: Fantasy, sci-fi

Prezzo: ebook FREE

Sinossi: Sei disposto a morire per salvare chi ami?
RACCONTO - Tutti sanno dove si trova il Lago delle Nebbie, ma nessuno desidera raggiungerlo. Non c’è pesce in quelle acque morte coperte da vapori che nemmeno il sole più vivido riesce a penetrare. Niente selvaggina nei boschi circostanti, solo alberi scuri che si diradano fino a pochi stentati arbusti lungo le rive dall’acqua immobile. 
Eppure al villaggio giurano che lì viva una vecchia. Una vecchia pazza che imbroglia i viandanti, scherzano alla taverna davanti a un boccale di birra. Una vecchia strega dagli oscuri poteri, sussurrano invece al riverbero dei focolari nelle notti più buie.
Melany, Robert, Jason. Tre vite unite da un anello di nebbia e sangue, amore e disperazione. E un antico segreto custodito nelle spire di bruma di un lago maledetto.

Recensione: Oggi vi presento la novella gratuita “La Strega delle Nebbie: Lullabies from Darkness #1” di Isabel Giustiniani che potete scaricare online gratuitamente. Un racconto di una trentina di pagine che ho apprezzato particolarmente. Si tratta peraltro di una sorta di prequel che ci introdurrà nell’universo generato dalla fantasia dell’autrice e che prenderà il nome appunto di Lullabies from Darkness. Un ciclo composto da questo primo racconto e dai successivi tre romanzi, il primo dei quali, La Tessitrice di Sogni, è già bello che finito e disponibile, e presto verrà recensito su queste pagine.
Il racconto, pur non presentando elementi di particolare originalità, mi ha colpito molto, per le indubbie doti e l'eleganza della prosa dell’autrice. Le scene ricreate riescono ad essere realmente palpitanti, le emozioni dei personaggi chiaramente percepibili e nessun lettore può rimanerne indifferente. Alle volte si usano queste definizioni con leggerezza, ma vi assicuro che non è il mio caso. Leggendo la vicenda, ripeto, che non presenta elementi di originalità tali da poter smuovere un veterano incallito come me, ho però realmente provato angoscia e partecipazione. Questo è un risultato già difficile in se da raggiungere, ma lo diviene ancor più se pensiamo che ci troviamo alle prese con un racconto e con il breve lasso spaziale concesso da questa tipologia di componimento all’autore. 
Beh, la Giustiniani ci riesce, e lo fa in grande stile, con un linguaggio capace di tenerci per mano mentre ci addentriamo nei boschi ammantati di bruma che circondano il lago dove dimora La Strega delle Nebbie. Complimenti!
Un racconto che vi consiglio vivamente di provare, oltretutto trattandosi pure di un’opera che ci viene regalata, mi sembra veramente folle non approfittarne. 
Una saga che personalmente intendo proseguire, lasciandomi trasportare in un mondo che si preannuncia del tutto particolare, visto che nell’ambientazione prettamente fantasy si verranno ad affiancare elementi sci-fi. Mi piacciono le contaminazioni fra generi e sono certo che l’autrice abbia le doti per riuscire ad amalgamare per bene i vari elementi. 
Infine, per quanto riguarda la realizzazione del prodotto, nulla da eccepire. I refusi si contano sulle dita di una mano, mentre per il resto tutto è reso con la solita professionalità e cura che contraddistinguono un’autrice che abbiamo già conosciuto nelle precedenti recensioni e che contribuisce a dare lustro all’editoria indipendente. 
Voto 7,5. 

giovedì 8 novembre 2018

Recensione: L'ultimo dei guardiani di David Gemmell





Sinossi:

Da tempo immemorabile il corso delle umane cose è determinato dalla lotta fra i membri di una razza eterna, una casta di immortali che ha incarnato gli dei delle più diverse mitologie e influenzato le vite dei più leggendari eroi. La Terra è ormai sconvolta da guerre e pestilenze e vive l'esistenza selvaggia di un medioevo post-atomico, fra superstizione e violenza. In questo mondo duro e affascinante cavalca un giustiziere silenzioso e implacabile. Il suo nome è Jon Shannow, ma tutti lo chiamano l'Uomo di Gerusalemme perché da anni è alla ricerca di una città mitica: un sogno che porta quel nome.


Recensione:

Come promesso eccoci con il secondo episodio della saga delle Sipstrassi di David Gemmell: L’ultimo dei guardiani, seguito de Un Lupo nell'Ombra. Se possibile, in questo seguito il già ottimo protagonista Jon Shannow prende ancor maggiore spessore, costruendo attorno alla propria persona un epopea da non perdere per nessuna ragione. 
In questo romanzo l’autore ci cala maggiormente nell’ambientazione che ha in mente, il fantastico prende piede in misura maggiore, ma questo non lede la credibilità del costrutto, anzi, grazie ad un gran finale ad effetto, contribuisce a rendere il tomo veramente succulento. 
Lo confesso, era dai tempo del mio idolo Steven Erikson, che una saga non mi prendeva così tanto. Questa di Gemmell è sicuramente diversa, non così complessa come quella del Maestro succitato, ma di certo capace di stupire con un intreccio interessante e una molteplicità di personaggi di alto spessore, indecifrabili solo negli atteggiamenti, nel senso che sarà molto difficile prevederne le mosse. Su tutti il nostro Uomo di Gerusalemme, con i suoi tormenti interiori e la sua determinazione cieca e inflessibile. 
Come si può non adorarlo? Certo anche lui evolve al pari del mondo cupo che lo circonda, e non rientra decisamente nei cavalieri senza macchia, ma per tutti gli Dei, quanto mi piacerebbe creare personaggi dotati anche della metà del suo carisma! 
Bello, niente da dire, e come accennato pocanzi, il finale è di quelli memorabili. O mi sto rincitrullendo io, cosa peraltro plausibile, o l’autore è proprio riuscito a celare la verità sino al crescendo finale, quando tutto si spiega, lasciando a bocca aperta. 

La prosa si mantiene sempre fluida e piacevole, efficace la definirei, senza mai una parola sprecata e colpevole di appesantire una narrazione che procede spedita, invogliando a divorare pagina dopo pagina. E la cosa bella è che non siamo mica alla fine! Ci sono ancora tre volumi da godersi appieno. Semplicemente imperdibile.



martedì 6 novembre 2018

Disfida nr. 81: Yohnna e il Baluardo dei Deserti di Andreina Grieco



Titolo: Yohnna e il Baluardo dei Deserti 

Autore: Andreina Grieco

Editore: Edikit

Genere: Fantasy

Prezzo: ebook 2,99 euro/ cartaceo 14,00


Sinossi: 

Yohnna, giovane arrotino, sopravvive ad alterne fortune con il suo talento per i pugnali da lancio, la sua furbizia e una certa dose di sarcasmo. Smarrito nel deserto, in preda alla sete stappa una bottiglia trovata tra le sabbie e libera il malefico Jinn protettore del deserto.
Dovrà imparare a convivere con l’abominio che ha liberato perché lo spirito lo perseguiterà con la scusa di un terzo desiderio ancora da esprimere.
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Horèb, gigantesco Jinn dallo spiccato humor nero, svolge alla perfezione il compito di guardiano dei deserti, salvo fatto il vizio di divorare esseri umani. Liberato dopo secoli, deve fare i conti con una nuova vita in cui non può più uccidere, pena la dannazione eterna. Ma le tentazioni sono sempre in agguato.
Tra palazzi sontuosi, combattimenti a colpi di sciabola e duelli di magia, Yohnna trascina il Jinn in una partita d’astuzia dall’esito incerto. Ma non è importante sapere chi vince finchè si continua a giocare.



Note/commenti/finalità dell'Autore:

Dopo aver letto la vostra recensione di Squadra Demolizioni, voglio anche io giocare in casa con un recensore che apprezzi il taglio ironico e un'ambientazione molto caratterizzata. Jinn, palazzi con i tetti a cupola, duelli a colpi di sciabola, fughe tra i bazar, c'è tutto di un'ambientazione da "mille e una notte" tranne i tappeti volanti (Yohnna se la fa a piedi). Ma attenzione che i miei protagonisti giocano sporco e piazzano battute quando meno te l'aspetti.
Giusto per mettere le mani avanti, i primi capitoli sono un retelling della fiaba "Il pescatore e il genio" delle mille e una notte, ma è un punto di partenza per raccontare il rapporto tra Yohnna e il Jinn che cresce in surrealità di capitolo in capitolo. Il romanzo avrà un seguito ma la trama del primo romanzo è autoconclusiva.


BIG da sfidare: 







Jonathan Stroud e la sua Trilogia di Bartimeus. Il suo mix di avventura, ambientazione forte e protagonisti sarcastici è quello che mi sono prefissata di raggiungere. Se devo scegliere un libro, l'Anello di Salomone che si avvicina molto alla mia ambientazione.











domenica 4 novembre 2018

Recensione: Azheran. Le cronache degli Ejyn di Maria Luisa Conforti [Rating 7,5]


recensione romanzo fantasy
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  • Titolo opera: Azheran – Le Cronache degli Ejyn
  • Formato: ebook e cartaceo
  • Genere: fantasy-mitologico
  • Prezzo: ebook € 2,99– cartaceo € 14,00
  • Sinossi: Quando la Primordiale Esplosione spezzò il Grande Spazio Cosmico, vennero generati molteplici Universi che continuano tutt’ora a coesistere. Tra questi è presente il Mondo di Azheran, abitato dai Dieci Popoli degli Azharyn, ognuno in grado di manipolare una parte della realtà stessa.Nelle Mahnès Ejyn-Lha, le Isole dei Signori dello Spazio, il re Nokha governa dispoticamente e l’esercito è ormai a lui fedele. Il regno, tuttavia, è tenuto all’oscuro dell’effettiva situazione e ad opporsi al tiranno restano soltanto i suoi quattro figli. Eppure un terribile destino sembra incombere su di loro.“La morte sarà solamente l’inizio di una nuova vita…”
  • Recensione: 
Questa storia è un’invenzione originale dal punto di vista cosmologico. Lo definirei un fantasy cosmico/mitologico perché i fatti narrati sono ambientati in grandi spazi in cui il mito sembra avere grande rilievo. Infatti le divinità svolgono un grosso ruolo nel racconto. Vaticini di sacerdotesse e profezie varie punteggiano gli avvenimenti e ne scandiscono il ritmo. 
    Questo testo mi ha davvero affascinata e lo consiglio a tutti quelli che, come me, hanno nel cuore “Il Silmarillion”. Come accade in quello, neppure nell'opera della Conforti il tempo scorre linearmente, in modo univoco, passato e presente spesso si fondono nel racconto e nella mente degli attori che lo creano. Ma questo non è il solo richiamo al mondo di Tolkien. Proprio all’inizio del libro si legge una citazione testuale dal film “Il ritorno del re” che resta, a mio avviso basilare per comprendere tutto ciò che verrà narrato in seguito: 
      “Il viaggio non finisce qui. La morte è solo un’altra via. Dovremo prenderla tutti. La grande cortina di pioggia di questo mondo si apre e tutto si trasforma in vetro argentato. E poi lo vedi… Bianche sponde e, al di là di queste, un verde paesaggio sotto una lesta aurora”.     
        Questa citazione è la prima cosa che il lettore si trova innanzi e lo proietta in una dimensione totalmente inattesa ed inaspettata: quella della certezza di una reale vita oltre la Morte! 
          Del resto, l’imminenza della fine permea ogni pagina del libro, a cominciare dalla dolorosa perdita della dolce regina Try Lyan, morta da tre anni. Ma soltanto i quattro figli sembrano sentire la sua mancanza, il re, infatti, l’ha subito sostituita con una donna più bella e giovane che, da poco, gli ha dato due gemelli. La nuova regina conosce bene sia le arti magiche che la diplomazia e trama, senza neppure nasconderlo troppo, perché il trono resti ad uno dei suoi bambini. Questo film mi sembra proprio di averlo già visto! Ma il finale non è affatto scontato, come saremmo portati a credere…   
            Ogni personaggio ha un proprio ruolo, anche se esso può non esser chiaro fin da subito. In certi momenti la narrazione troppo lenta e paludosa, mentre, in altri è troppo affrettata. 
              Il mondo di Azheran ad ogni modo è ben costruito ed ha una propria coerenza interna. È pieno di meraviglie e di colori che lasciano a bocca aperta e sarebbe stato bello poter vedere alcune illustrazioni. 
                Le dieci tipologie di Azharin che lo abitano, possiedono degli speciali poteri che li distinguono da tutte le altre. Esistono dei portali che rendono possibili comunicazioni e spostamenti pressoché immediati tra i vari mondi. 
                Insomma, consigliato, voto finale 7,5.

                    Carla Ioppolo