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domenica 24 giugno 2018

Recensione: Cuore di tufo di Giuseppe Chiodi [Rating 7,5]


Casa editrice dark zone

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Titolo: Cuore di Tufo

Autore: Giuseppe Chiodi

Editore: Dark Zone

Genere: Urban Fantasy; weird;

Prezzo: Cartaceo 12,49 euro; ebook 2,99 euro

Rating: 7,5


Sinossi: 
Ossessione, superstizione e magia nera. È il vortice in cui sprofonda Pietro Cimmino, il proprietario di un negozio di antiquariato, nel tentativo di riprendersi sua moglie. La separazione l'ha fatto impazzire; l'incontro con Dafne, studentessa beneventana, gli riaccende la fiducia in sé stesso. Ma quella misteriosa ragazza scatena la gelosia della Bella 'Mbriana, a cui l'uomo è devoto. E quando la piccola Sonia, figlia di Pietro, viene coinvolta dalle forze oscure scoperchiate dal padre, egli varca la linea che separa la realtà dall'immaginazione, la città dal sottosuolo, per salvare lei e sé stesso. Una fiaba dark fatta di riscatto e identità. C'è solo un avvertimento di cui tener conto: non fidatevi del monacello.

Recensione:  
Oggi testiamo la casa editrice Dark Zone, della quale ho sentito parlare un gran bene ultimamente, ma come ben sapete, finché non ficco il mio muso irsuto fra le pagine di un loro libro non posso fidarmi appieno.
L’occasione mi viene offerta da Cuore di Tufo di Giuseppe Chiodi, romanzo breve, novella o racconto lungo che dir si voglia. Si tratta di un romanzo weird, e come appreso dalla Disfida pubblicata qualche tempo addietro si candida a sfidare niente meno che American Gods di Neil Gaiman. Forse l’autore ignora il rischio che corre, visto che American Gods è un romanzo capace di farmi sbavare come un bulldog francese dopo una corsa di mezzora sotto il sole a picco.
Bene, allora che dire, rullo di tamburi, predisponete la gogna, lustrate madame guillotine e diamo il là alle danze!
Chiodi è stato capace di conquistarmi sin dalle prime pagine. Bello, bello e tosto, capace di essere lugubre quando serve, e al punto giusto.
Il protagonista e l’ambientazione sono i punti di forza di questo scritto. Pietro, da poco lasciatosi con la compagna, ha una bimba e un negozio d’antiquariato cui occuparsi, ma la sua altra passione è l’occulto. Possiamo dire che Pietro faccia della superstizione un vero e proprio stile di vita. Una superstizione che nasconde però una profonda conoscenza delle tradizioni e del passato, delle radici stesse della sua famiglia e del suo popolo. Insomma, non una superstizione becera e stolta, ma studiata e approfondita, che sarà causa di tutti i suoi mali, ma anche fonte di salvezza.
Uno scritto che ho apprezzato molto, sia per l’originalità e la collocazione spaziale, che per la prosa dell’autore, che non teme l’utilizzo prolungato di frasi brevi e concise per mantenere sempre alto il ritmo, né una ricercatezza che vada oltre il “semplice e pulito” che va tanto di moda oggigiorno. Ah, come dimenticare le frasi in dialetto napoletano, imperdibili e capaci di caratterizzare non solo i personaggi, ma l’ambiente stesso in modo unico.
Ecco, diciamo che questo è quello che mi attendo da un autore coraggioso e dotato di talento. Di certo, temo, il suo stile non lo porterà a pubblicare con qualche casa editrice di primo piano, ma volete mettere? Il suo testo non lascia indifferenti, non è il solito scritto piatto e perfetto stilisticamente tanto da parer esser sfornato da un automa privo di emozioni. Cuore di Tufo racchiude in sé quello che nell’immaginario collettivo è Napoli e di rimando il Mediterraneo e l’italianità stessa. Genio e sregolatezza, tradizione e folclore, ben giostrati e tenuti a freno quasi fossero una belva feroce e pericolosa, dalla penna affilata del Chiodi.
Alle volte il vortice di eventi bizzarri dal quale veniamo travolti finisce forse per lo stordirci, per farci perdere le coordinate spazio/temporali della scena, ma è uno spaesamento assolutamente piacevole, capace di farci entrare in piena sintonia con il protagonista. Un uomo con pregi e difetti, per nulla ineccepibile nelle sue scelte, ma per questo ancor più reale e a cui voler bene.
L’unico dispiacere è che finisca così presto, ma forse anche questa sua “compattezza” contribuisce a mantenerlo inebriante per tutto il corso della narrazione, da leggersi tutta d’un fiato per non perdere il clima che riesce a creare. Ripeto, proprio un bel lavoro, sia dell’autore che della Dark Zone, capace di presentare un testo pulito da refusi e con una cover, a mio parere, molto ben fatta e azzeccata.
Voto 7,5 con l’aggiunta che non vedo l’ora di leggere qualcos’altro da parte di questo autore, il cui parto non sfigura con l’American Gods della Disfida succitata. Un bello scontro, nulla da dire. Complimenti vivissimi a Giuseppe Chiodi quindi e un consiglio a tutti voi di fiondarvi a comprore Cuore di Tufo!

1 commenti:

giuseppe milisenda ha detto...

un romanzo affascinante e frutto di un'intuizione geniale. Uno scrittore da tenere d'occhio. Spero di leggere presto qualche altra sua opera. Complimenti inoltre a chi ha realizzato la cover.

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