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giovedì 31 maggio 2018

Recensione: Viking. Le ossa di Ardal di Linnea Hartsuyker


vikinghi, recensione romanzo storico

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SINOSSI:
Da quando il padre è morto in battaglia, Ragnvald si è battuto duramente per difendere la sorella e attende la maggiore età per recuperare le terre che gli spettano. Quando il capitano della sua nave tenta però di ucciderlo mentre tornano da una scorreria, Ragnvald capisce che è stato il patrigno a ordire l’agguato. Non è facile avere giustizia nella Norvegia vichinga, dove centinaia di piccoli re competono per un lenzuolo di terra. E se da Ragnvald ci si aspetta che sia disposto a morire per il proprio onore, dalla sorella Svanhild ci si aspetta un buon matrimonio. Non è questo però il destino che lei desidera e quando Solvi, l’acerrimo nemico del fratello, le offre l’opportunità di sfuggire alla crudeltà del patrigno, Svanhild deve compiere l’estrema scelta: famiglia o libertà. 

Attingendo alle saghe islandesi, Hartsuyker racconta la vera storia di Ragnvald di Møre, braccio destro di Harald I Bellachioma, primo re di Norvegia, e della sorella Svanhild, assetata di libertà in una società in cui al crescere del potere del fratello cresce il valore di lei come pedina politica. Una grande saga che piacerà tanto agli appassionati di storia quanto ai lettori delle Cronache del ghiaccio e del fuoco.


RECENSIONE:
Ricordo che quando c’era un bel temporale il mio vicino di casa era solito uscire sul balcone e gridare a squarciagola: Odino! Odiiiiino!!!
Ebbene, quel grido conteneva molta più passione di quanta riesca a trasmettercene l’autrice in 570 pagine di romanzo.
Senza nulla voler togliere alla Linnea Hartsuyker, mi viene spontaneo chiedermi come la Giunti /# possa essere andata col lanternino a ricercare proprio quest’autrice di origini scandinave che può far risalire il proprio albero genealogico fino ad Harald Bellachioma, primo re di Norvegia? Insomma, quello che intendo dire è che non trovo tutta questa eccellenza nel romanzo, mentre dietro l’angolo ci sono un bel po’ di autori italiani che meriterebbero a mio parere un posto sullo stesso palcoscenico concesso alla Hartsuyker. I primi che mi vengono in mente sono Emanuele Rizzardi e Isabel Giustiniani.
Ma veniamo alla recensione, così vi spiego meglio il mio punto di vista.
Viking è un romanzo storico corposo e dall’aspetto gradevole sia di cover che di sottocoperta:

Un libro di pregio, piacevole al tatto insomma. Quello però che non mi garba è che la trama, che si snoda per quasi 600 pagine è fondamentalmente un susseguirsi continuo di giri su e giù per i fiordi novegesi, neppure tanto ben descritti, senza mai giungere a un esito di rilievo. Il testo sembra sempre pronto a decollare per il gran botto, invece non accade fondamentalmente nulla.
Possibile che il massimo che sappiano fornire quest’orda di duri e temprati guerrieri sia qualche scaramuccia fra i diversi clan per qualche sgarro interno alle diverse famiglie? Insomma, da un punto formativo non c’è nulla da dire. La ricostruzione degli ambienti famigliari vichinghi e i diversi rapporti fra i piccoli Re locali e le gerarchie interne alle famiglie è interessante, ma mi sarei atteso qualcosa di ben più epico.
Non fraintendetemi, Viking non è un brutto romanzo, ma non va oltre una sufficienza abbondante.
Ammetto che in alcuni momenti si rischia anche di perdere la bussola fra le dozzine e dozzine di nomi scandinavi non certo facili da memorizzare e lo dico da appassionato di questa tipologia di romanzi, nei quali la mole degli attori in campo è molto rilevante. In questo caso però i vari Re, al confronto dei quali quelli che si contendono il trono di spade di Martin appaiono un ben sparuto drappello, sono pressoché impossibili da memorizzare, visto che i rami dinastici delle diverse famiglie vichinghe si intrecciano fra loro e che questi figuri amano definirsi re anche quando il loro regno è costituito da una manciata di casette di contadini in qualche sperduto fiordo norvegese.
Piacevole l’alternanza fra le vicende dei due fratelli, volta a mettere in mostra le diversità fra la vita di una fanciulla, seppur ribelle e ben decisa a uscire dagli schemi, e il fratello desideroso di diventare un guerriero nobile e degno del Valhalla. L’autrice si sofferma sulle scelte e decisioni struggenti che affliggono i personaggi, che si dibattono fra grandi ideali, onore, giuramenti e tradimenti, analizzando la loro sfera psicologica e di conseguenza anche i rapporti fra uomo e donna negli anni in cui Re Harald cercava di unificare la Norvegia. Molto spazio è lasciato all’aspetto politico e diplomatico, ma alla lunga questo tende ad annoiare, anche perché non si presentano mai stravolgimenti e colpi di scena capaci di giustificare tale profusione di dettagli a discapito dell’azione, che invece viene lasciata ai margini.
Un romanzo nella media insomma, ma quello che mi preme in casi come questo è ripetere come esistano svariati autori nostrani, anche autopodotti, che non hanno assolutamente nulla da invidiare all’autrice e che purtroppo non arriveranno mai a beneficiare di una vetrina così di spicco. Sono cose che mi lasciano sempre con l’amaro in bocca purtroppo.





1 commenti:

Cristina Azzali ha detto...

Il periodo storico trattato mi affascina, ma ormai ho letto troppe recensioni negative di questo romanzo. Non penso che gli darò una possibilità.

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