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mercoledì 14 marzo 2018

Recensione: La guerra degli dei. Il ritorno del serpente di Graham Hancock




Sinossi:
L'epico scontro di due civiltà per la conquista della città d'oro
Una città d’oro. Un imperatore da sconfiggere. Un’impresa senza tempo
Hernán Cortés è deciso a conquistare tutto il Messico e l’oro degli Aztechi. Dopo aver sconfitto i Maya a Potonchan, marcia su Tenochtitlan, la città d’oro. Con un esercito di sole cinquecento unità è chiamato a fronteggiare il folle imperatore Montezuma e le centinaia di migliaia di uomini ai suoi comandi. Cortés si aspetta che i Tlascaliani, nemici da sempre degli Aztechi, si alleino con lui. Purtroppo si sbaglia di grosso. E così un assalto improvviso mette a rischio la sua stessa vita. Il destino sembra segnato, ma la sfida non è solo a colpi di armi, perché il ritorno del “serpente piumato” è vicino come quello delle forze più potenti mai viste sulla terra.


Recensione:
Nel tentativo di colmare una lacuna che mi porto dietro da anni, e di farlo in modo divertente, ho letto il romanzo storico “La guerra degli dei” di Graham Hancock. Mi sono sempre chiesto come diavolo abbia fatto il capo dei conquistadores, Hernan Cortes, con i suoi cinquecento uomini, ad avere la meglio sull’impero Azteco governato da Montezuma ed i suoi eserciti da centinaia di migliaia di uomini. Ok la superiorità dell’armamento e la superstizione ad handicap degli indigeni, ma stiamo parlando di una disparità di forze in campo mostruosa. Alla faccia delle guerre asimmetriche insomma. 
Non che la lettura del romanzo mi abbia dato elementi maggiori e risolutivi per risolvere il mio quesito, ma a parte questo posso dire si sia rivelato un romanzo di piacevole lettura. Certo quando si ha fra le mani un romanzo, che come cita la copertina, ha venduto più di 5.000.000 di copie ed è stato tradotto in 27 paesi, ci si potrebbe anche attendere qualcosa di più. La prosa di Hancock non si caratterizza in qualcosa di speciale a mio avviso, né la trama del romanzo si presta a particolari slanci di originalità, ma tant’è, pur nella sua normalità, il libro si lascia leggere con piacere, spalancandoci le porte a questo Nuovo Mondo. Mi piace ricordare che gli eventi narrati risalgono al XVI° secolo, e non alla notte dei tempi, e questo è un aspetto che mi colpisce profondamente. Credo si tratti di uno degli snodi fondamentali della storia umana e stranamente “il caso” ci ha voluto mettere lo zampino, facendo sbarcare gli spagnoli proprio nell’anno in cui la profezia di Quetzacotal aveva previsto lo spodestamento dal trono di Montezuma, portando quest’ultimo a ritenere che Cortes e compagni fossero Dei scesi in terra.
L’importanza rivestita della “folle” religione di Montezuma, con le migliaia di sacrifici rituali richiesti dal suo sanguinario dio della guerra, è certo uno degli elementi fondamentali per spiegare il successo dei conquistadores. Hancock è abile nel calarci in questa realtà fatta di un credo religioso pervadente e capace di plasmare l’intera esistenza di un impero. Quelle che ad oggi possono apparire come superstizioni, erano all’epoca degli Aztechi verità inconfutabili, capaci di prevaricare le scelte dettate dal raziocinio. L’autore riesce a far emergere questo aspetto in modo naturale e ad aggiungerci qualche elemento maggiormente “fantasy”, lasciando all’animo dei diversi lettori stabilire quanta plausibilità attribuire alle parti dedicate a streghe e negromanti. 
Cortes e Malinal, la giovane che lo accompagna nell’avventura, fungendo da interprete e consigliera, sono personaggi ben costruiti, così come approfondita è l’analisi su Montezuma e affascinante è lo stregone al suo servizio. Insomma c'è spazio non solo per gli aspetti maggiormente tecnici della guerra di espansione, ma per retroscena sentimentali e aspetti diplomatici oltre che religiosi.
Una storia ben allestita e originale, sia per il periodo trattato, sia per gli interpreti utilizzati per affrontarla. Consigliato a tutti!  

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