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domenica 12 giugno 2022

Recensione: I 17 mondi. Il capitano di A. R. Alexander [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: I 17 Mondi – il capitano

Autore: A. R. Alexander

Editore: bookabook

Prezzo: cartaceo Euro 17,10

Genere: fantascienza

Target: Young/adult

Rating: 7

Trama:

Quando il generale Cohen, soldato dell’Alleanza, cade in un’imboscata sul pianeta Echuazi, l’ultima cosa che si aspetta è di venire salvato dal pirata più ricercato e misterioso dei 17 Mondi, il Capitano, una bellissima quanto pericolosa combattente in cerca di vendetta personale e giustizia per tutti i popoli della Comunità. Ma la fuorilegge non agisce a caso, Cohen è stato salvato per un motivo: indagare i loschi piani dell’efferata Corporazione Kappa, volti a trasformare l’Ajna – una tecnologia neurale in grado di debellare qualsiasi malattia – in un’arma per il controllo delle masse. Il generale e il Capitano dovranno fare i conti con una cospirazione interplanetaria che cela una minaccia ancora più terrificante...

Contesto storico

In questa storia si narrano le vicende dei discendenti di un numeroso gruppo di esseri umani, per la maggior parte scienziati e storici che, più di un millennio prima dei fatti che qui vengono narrati, approdano in quest’angolo di universo, scappati dalla follia di ciò che è diventata la Terra del XXXIII secolo, con l’intento di fondare una nuova comunità, in un’altra galassia, in altri sistemi di stelle.

Struttura della comunità

I pionieri trovano i sistemi di Xiingjia, di Castor & Pollux & Leda e di Rabraman abbastanza vicini da poterli far comunicare tra loro in modo rapido e agevolmente, grazie alla tecnologia di cui dispongono; inoltre, i pianeti presenti nel sistema posseggono le condizioni necessarie per i bisogni delle nuove colonie. In particolare, uno di questi, Kadefen, ha un bene preziosissimo: un insieme di metalli naturali con l’incredibile capacità di reggere le alte temperature. Utilizzandoli, riescono a costruire tre sofisticati meccanismi di raccolta di energia, ottenendola direttamente da una stella e diventando così una civiltà di tipo KII. 

Una delle leggi imprescindibili dei Fondatori riguarda la relazione tra la tecnologia e l’essere umano, che deve essere adoperata per rendere più facile la vita alle persone, e non per sostituirsi a esse. Non sono permessi né la costruzione di robot bioumanoidi, né l’accanimento terapeutico, con un’eccezione: l’Ajna. Si tratta di un insieme di filamenti biotecnologici che si diramano all’interno del cervello la cui origine avviene tramite un triangolo di metallo, chiamato “Madre dell’Ajna”, appena visibile tra le sopracciglia. In questo modo, non solo riescono a eliminare qualunque malattia di tipo batterico o virale, ma anche ogni genere di cancro, di degenerazioni della memoria, di malattie mentali e molto altro. 

Gli insediamenti umani su ogni pianeta sono costruiti all’interno di quelle che vengono chiamate “bolle di abitabilità”, cioè delle enormi sfere la cui funzione è di rendere l’aria adatta alla vita umana e di proteggere dal freddo eccessivo o dal calore estremo. 

L’Unione Alpha e l’Impero Cardian sono stati i primi due schieramenti a nascere. 

L’Unione fa sfoggio della propria tecnologia e comprende tre pianeti, Alpha I, Anturius e Arling, gestiti per carica ereditaria da un governatore e due dirigenti. 

L’Impero, invece, pur utilizzando un’invisibile ma avanzata tecnologia, che si rifà a un misto tra l’epoca feudale e il tardo Ottocento europeo. A capo dello schieramento, composto da quattro pianeti, vi è l’imperatore, che dirige direttamente il pianeta di Calimon, affiancato dalla Corte Imperiale, formata dai tre duchi che a loro volta dirigono Halleveh, Feraygo e Zarphael, e dai feudatari, che si occupano dell’amministrazione locale. 

Storia

Dopo più di mille anni dal primo insediamento dei Fondatori, sono stati colonizzati diciassette pianeti dei diciannove che orbitano intorno ai tre sistemi di stelle. 

Nell’anno comunitario 1193, su Kadefen, che nel frattempo è diventato un pianeta prigione, scoppia una rivolta. I galeotti riescono a sbaragliare non solo i sorveglianti del pianeta, ma anche gli eserciti dell’Unione, dell’Impero e di altri pianeti indipendenti che sono intervenuti in soccorso. Dopo mesi di battaglie e perdite di vite umane, l’intera Comunità si piega ai ribelli, permettendo loro di mantenere il possesso del pianeta e stipulando un accordo economico di condivisione delle risorse.

Passati all’incirca centocinquanta anni di pace, nel 1340, Kadefen torna a farsi sentire grazie alle macchinazioni di Lord Charama, consigliere del capo, che conclude un accordo speciale con Lord Liasura, capo di Yurdite, pianeta da cui tutta la Comunità dipende per buona parte delle risorse alimentari. Viene così costituita la Corporazione Kappa. 

Quattro anni dopo, la Corporazione attacca Gorgjian, uno dei pianeti indipendenti, conquistandolo. L’evento dà uno scossone all’intera Comunità, ma, soprattutto, agli altri sette pianeti indipendenti, che per la maggior parte non sono preparati a una tale violenza. Di conseguenza si rivolgono tutti e sette al governatore dell’Unione, che li mette in guardia riguardo al potere della Corporazione.

Nasce così, per merito del giovane governatore Faygan, l’Alleanza Indipendente, che comprende: Xirthego, Jamaris, Bagoha, Llofh, Seranjaz, Ershanum ed Echuazi, oltre ai pianeti dell’Unione, la quale, con loro, condivide l’esercito e tiene rapporti economici privilegiati.

In risposta, Lord Charama e Lord Liasura gettano la colpa di tale atto di forza al capo di Kadefen, destituendolo in favore del giovane e valido generale Longaran, nativo del pianeta, e chiedendo alla popolazione di Gorgjian di scegliere se tornare a essere indipendente o restare sotto l’egida della Corporazione. Inaspettatamente, i rappresentanti del pianeta invaso decidono di restare con i loro aggressori, nominando Lord Charama capo a vita.

Da questo momento in poi, i rapporti tra Alleanza e Corporazione si fanno meno tesi, nonostante il governatore continui a non fidarsi né di Lord Charama né del nuovo capo, Lord Longaran. Anche l’Impero, rimasto tagliato fuori dalle recenti azioni per problemi interni, inizia a dare maggior credito alla buona fede della Corporazione, soprattutto grazie all’opera del duca Jilan, signore di Halleveh e capo della Corte.

Quando, nel 1359, la Corporazione propone a Impero e Alleanza migliori condizioni per gli scambi economici tra i tre schieramenti, in cambio dell’immunità per le sue attività commerciali, non riscontra grossi problemi a ottenerla. L’unico che si rifiuta categoricamente di concederla è il governatore Faygan che, a quel punto, si dimette dalla sua carica di presidente del Consiglio dell’Alleanza, e l’Unione si costituisce come quarto schieramento della Comunità.

L’Alleanza decide allora che non ci sarebbe più stato un unico capo fisso, ma che ognuno dei suoi sette pianeti avrebbe fatto ricoprire tale carica a un proprio rappresentante con un sistema di turnazione, di modo che sede e presidente del Consiglio sarebbero cambiati ogni due anni.

Dopo quasi otto, tale ruolo viene ricoperto da Lord Gadhasas, capo politico di Bagoha...


Recensione:

Inizia così il primo capitolo del primo libro della pentalogia con qualche aggiunta della sottoscritta: “Homo homini lupus – L’uomo è lupo per l’uomo” scriveva Hobbes, nella sua opera De cive, per designare lo stato di natura in cui gli uomini, soggiogati dall’egoismo, si combattono l’un l’altro per sopravvivere, principio che sembra essere estremamente attuale ancora oggi, dopo oltre duemila e trecento anni. E tra tremila anni, perché le cose dovrebbero essere diverse? Cosa succederebbe se quello che ci salva da tutti i mali, fisici e mentali, diventasse il nostro peggior incubo? Non è così che accade sempre? L’essere umano è in grado di costruire cose meravigliose per poi ritorcerle contro i propri simili. L’uomo resta di fondo un animale, né buono né cattivo, a volte altruista, a volte egoista; ma, alla fine, semplicemente umano. O no?”

Ecco, prendendo spunto dalla lettura di questo romanzo fantascientifico dalle caratteristiche Manga a tutti gli effetti, posso sostenere che l’autrice ha costruito una storia complessa e ben congeniata che ci porta dalla Terra su altri pianeti, dove gli uomini cercheranno di ambientarsi e continuare a vivere.

Primo della pentalogia “I 17 Mondi”- il Capitano è un libro dalla complessità affascinante e insieme profondo, coinvolgente e ricco di quel fascino speciale che solo le grandi storie possono trasmettere.

L’autrice, grazie al suo stile coinvolgente e raffinato, riesce a immergere il lettore nella storia e nei diciassette fantastici universi descritti magistralmente, tant’è che fin da subito vieni spinto  all’interno di un intreccio considerevole dove il mistero di frasi sospese, di dubbi che si insinuano nella mente dei personaggi, i lettori le fanno proprie.  

Tuttavia, la storia non deve essere considerata solo e semplicemente un genere fantasy, perché ci troviamo bensì di fronte a una varietà ben alternata di storia, politica, strategia, avventura, fantascienza e, perché no, una coinvolgente Love story. 

Tanti personaggi popolano i 17 pianeti che hanno un certo ascendente sugli altri, ambigui e articolati, che vengono presentati al lettore uno dopo l’altro. Il Capitano, l’affascinante Elisabeth (una Tomb Raider, per chi conosce il games) esteriormente appare fredda e distaccata nonché spietata e del cui passato non si sa niente, ci conduce attraverso una serie movimentata di vicende suddivise in capitoli dei diciassette pianeti, narrandoci cosa avviene in ognuno di essi, qual è il loro futuro, ‘se ci sarà’. A mano a mano che si va avanti nella storia non si riesce a smettere, perché la voglia nel lettore di scoprire di più è talmente tanta, che si continua imperterriti a sfogliarne le pagine. La serie di colpi di scena e di flashback ti tengono incollati alle pagine del libro, nel quale, pagina dopo pagina faremo la conoscenza di nuovi e tanti personaggi il cui aspetto psicofisico è talmente descritto bene, che al lettore sembra di conoscerli da sempre, come se fossero i vicini di casa. La narrazione in terza persona al passato (secondo me la migliore) ci aiuta a capire meglio gli aspetti più nascosti di ogni personaggio sia per il modo di pensare molto dissimili tra di essi, come del resto riguardo alla loro fisionomia. Tutta questa differenza si evince soprattutto nei dialoghi ben impostati.  «Vuole che i ribelli si uccidano tra loro?» chiese il tecnico, con l’aria di un cameriere che prende le ordinazioni.

 Ci sono i ribelli che riescono a manipolare le menti più deboli, i sottomessi che si fanno manipolare. I dittatori, e gli scienziati che lavorano all’interno dell’efferata Corporazione Kappa volti a trasformare l’Ajna – una tecnologia neurale in grado di debellare qualsiasi malattia – in un’arma per il controllo delle masse, impiantando nei loro cervelli dei microchip a filamenti biotecnologici privando così gli esseri umani del libero arbitrio e di conseguenza della loro libertà ma preservandoli dalle malattie. Tuttavia Elisabeth scopre l’intento dell’efferata organizzazione e avvisa il generale Ed Cohen, altro soggetto affascinante e perno centrale della storia, del piano diabolico che metterà in pericolo l’integrità della comunità. 

Le ambientazioni, poi, ti ammaliano e conducono all’interno di mondi immaginari veramente originali. Il grande aiuto per orientarsi all’interno dei diciassette mondi ce lo fornisce anche la serie di mappe introdotte all’interno del libro. 

Siamo nel il 1368 sul pianeta Omega 4, il satellite artificiale dell’esercito dell’Alleanza che orbita intorno a Bagoha. Gli insediamenti umani su ogni pianeta sono costruiti all’interno di quelle che vengono chiamate “bolle di abitabilità”, cioè delle enormi sfere che hanno la funzione di rendere l’aria adatta alla vita umana e di proteggere dal freddo eccessivo o dal calore estremo nonché sede temporanea del Consiglio e dove avviene la Festa dell’Acqua giorno in cui gli abitanti riceveranno per le proprie bolle abitative situate sotto di Bagoha doppia razione di acqua e ossigeno, accuratamente drogati. 

Ciò nonostante da quel lontano 1368 sono trascorsi molti anni ma non tutti i pianeti soddisfano le necessità e le riserve necessarie per vivere. Cominciano così una serie di insurrezioni che porterà a scontri con le forze dell’ordine.

Nei diciassette Mondi si racconta una storia dove la lotta tra il bene e il male è sempre presente quando si tratta di uomini mai sazi di potere, egoisti e approfittatori. Gli animi sono messi a nudo e come nella realtà, niente cambia, (già sta succedendo sulla Terra, perché chi comanda, quando non avrà nient’altro da conquistare sul pianeta, vorranno espandere la loro supremazia in altri mondi. (Marte è uno di questi e non solo, Kim Jong-un e Putin sono alcuni dei dittatori, per citarne alcuni) 

 Un tema direi fondamentale questo della supremazia sugli altri popoli, che rendono la storia ancor più interessante, non solo un fantasy. Argomenti e verità che l’autrice affronta dimostrandosi una vera intenditrice sia di animo umano che di diritti sacrosanti dei popoli, come libertà e autodeterminazione, quel principio in base al quale i popoli hanno il diritto di scegliere liberamente da chi farsi governare, soprattutto dal dominio coloniale. Inoltre, ho riscontrato che in molti romanzi di fantascienza vengono introdotte delle telecamere che registrano tutto.

A questo punto mi chiedo: “Perché non inserire dei droni invisibili invece delle solite videocamere di sorveglianza? Okay, scherzi a parte, la dinamica narratologica secondo me è fin troppo rapida. I punti di vista dei vari personaggi a volte confondono un po’ e non lasciano il tempo necessario al lettore di riflettere nel proseguo della trama. Amici, nemici che dialogano, combattono e si infilano nelle file degli uni e degli altri nemiche – e amiche – per carpire strategie. 

Direi che, in questo libro siamo di fronte non solo a una narrazione fantasy, ma a una trama spionistica tipica alla James Bond ma in chiave fumettistica, solo che le azioni di conflitto si svolgono nell’universo, ossia, tra i diciassette mondi dove alcuni dei personaggi vivono nelle loro case fatte di bolle.  E in effetti, per quanto riguarda ciò che intendevo, il lettore non ha il tempo di riflettere su alcuni passaggi, proprio perché siamo di fronte a una storia articolata che ti fa salire l’adrenalina a mille, grazie soprattutto all’abbondanza di sotto-storie che fanno da cornice a quella principale. E dunque, la lettura avrà bisogno di molta attenzione da parte del lettore, il quale non dovrà farsi sfuggire un benché minimo passaggio riportato nel romanzo, ma vi assicuro che, dopo che lo avrete finito di leggere, tirerete un sospiro di sollievo ed esclamerete: “Ne è valsa veramente la pena!” 

Consigliato voto: 7


domenica 8 maggio 2022

Recensione: Incubi grotteschi di Antonio Pilato [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: Incubi grotteschi

Autore: Antonio Pilato

Editore: Mario Vallone

Prezzo: cartaceo 10,00 Euro

Genere: Horror

Target: Young/adult

Rating: 7

Trama:

“Le menti più normali penseranno sicuramente che la mia codardia sia in grado di superare i misteri delle oscure volte celesti che occupano latenti l’infinito cosmo, ma è quando si acquisisce il temporaneo coraggio di sbirciare al di là dell’universo che tutto diviene inevitabilmente follia”. Racconti.


Recensione:

Con “Incubi grotteschi di esiliati sognatori”, l’autore introduce il lettore attraverso un nostos che ha del grottesco, una dimensione sospesa tra realtà e immaginazione, dove oscuri presagi e presenze hanno origine dalla nostra psiche, o per essere più precisi, dal nostro subconscio: parte dove vengono rimossi i ricordi e le esperienze negative, insopportabili, che non vogliamo riemergano per non causarci sofferenza. 

Per questo la nostra mente li bandisce, relegandoli nella parte più nascosta della nostra psiche.

Antonio Pilato, con il suo stile ricco ed elegante, se vogliamo alla D’Annunzio (conversazioni silvane – racconto: La notte più buia) ci ricorda quelli che sono stati i grandi maestri della letteratura Horror e gotica del passato; per citarne alcuni: Lovecraft o il mio amato Poe, che di ogni sua pagina ne faceva un capolavoro. (Il gatto) per citarne uno. Ma non voglio dimenticare nemmeno gli scrittori made in Italy come il nostro Italo Calvino. E già, che con il suo “Il Lampo” estratto da: Prima che tu dica pronto, racconta la vicenda di un uomo che all’improvviso, mentre cammina in mezzo alla strada, è colto da una sensazione che lo pervade: vede il mondo sotto una luce nuova, raggiunge per pochi secondi una realtà nuova di consapevolezza, vede le cose che lo circondano per come sono, scorge la follia, l’insensatezza del mondo e della vita propria delle persone che gli stanno attorno. 

La lettura è scorrevole, senza intoppi tranne qualche refuso. Buona e ben impostata la suspense, con la quale l’autore riesce a emozionarti e a lasciarti con il fiato sospeso fino all’ultima riga di ciascun racconto. 

Buona l’idea di associare le tre parti con le quali sono state raggruppati i racconti e dedicati agli amici dell’autore: “I guerrieri”, che insieme a tutti gli altri protagonisti delle storie, mi sembrano caratteristicamente parlando, simili a quelli teatrali jonescani, come ad esempio l’insegnante Josefína Borovský, descritta magistralmente dall’autore. Il piccolo Jakub, un bambino iperattivo che il protagonista incontra nella scuola di Okerreko Arkanoa. O il signor Puyol, che nella descrizione psicofisica mi ricorda vagamente il racconto “Il Cappotto” di Gogol.  Azzeccata per la scomparsa del piccolo Jakub la sentenzia originale di Publilio Sirio, drammaturgo romano: (la) Mors infanti felix, iuveni acerba, sera nimis seni.

I bambini muoiono felici, i giovani amaramente, i vecchi troppo tardi. 

Racconti irrazionali che scavano nella mente umana come una pala meccanica, portandoci a riflettere su quanto possa essere sottile la linea che separa la realtà dall’immaginazione. Devo dire che ogni racconto è originale e unico, sia per contenuto, personaggi, sia per l’osservazione psicologica che l’autore inserisce in ognuno di essi. Ogni frase, ogni racconto è pensato con finitezza di particolari e di termini specifici, comprese le rappresentazioni oniriche. Buona l’idea di dividere la raccolta in tre parti: Le Confusioni innate – Le circostanze curiose e Le razionalità colorate – (riferimento, come dicevo prima – paragonate ai tre guerrieri, amici dell’autore). 

Nella prima parte mi ha colpito molto il racconto “Cacofonie da appartamento” fenomeni sonori che lasciano a chi li sente qualcosa di misterioso e magico allo stesso tempo. Un dono, chissà, sceso dal cielo per aprire gli occhi a noi esseri umani? Forse.  

“Sai Edgardo che il cielo mi ha offerto un dono? Ora vedo con i suoi occhi: quando c’è il sole, si scottano, quando piove, piangono, quando soffia il vento, si seccano, …” Un dono per far sì che noi possiamo comprendere gli altri, infondendo nel nostro animo quella resilienza che molto spesso manca. Nella seconda parte, dal titolo: Le circostanze curiose, mi ha colpito il racconto: “La scomparsa del piccolo Jakub Vančura” e nella terza: Le razionalità colorate, il racconto: “La mosca democratica”.

Devo ammetterlo; non ho mai letto nulla di questo autore e, credo che da oggi in poi lo farò, perché quando un’opera di genere narrativo come questa ti porta a riflettere, non puoi non farlo. È d’obbligo. 

Consigliatissimo a chi ama sia il genere Horror-weird arricchito da buone dosi di psicologia.

Voto: sette

Peg Fly

mercoledì 4 maggio 2022

Disfida nr. 154: Fernweh di Chiara Zanini VS Richelle Mead

 


 

Titolo opera: Fernweh

Autore: Chiara Zanini

Editore: Nativi Digitali Edizioni 

Genere: Fantascienza, Distopico

Prezzo: €3.49 (ebook) – €15.00 (cartaceo)

Sinossi:

Anno 2452: una catastrofe climatica colpisce la Terra, lasciando i pochi superstiti in balia di un sole ustionante, tornado e tempeste di fulmini. Poco prima di arrendersi, Mirna trova rifugio in un baluardo misterioso e inquietante: la città di Murian, protetta da una grande Cupola artificiale, dove si è stabilita una nuova società scandita da rigide regole di comportamento.


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Anno 2618: 

Jared e Eleanor, gemelli discendenti di Mirna e da lei cresciuti ed educati nel ricordo del passato, non accettano di conformarsi all’alienante società di Murian, preferendo la compagnia dei “devianti”, i reietti costretti a una vita di stenti e miseria nel sobborgo-prigione Thanatos. 

Sarà proprio insieme ai devianti che organizzeranno un folle piano di evasione, verso un futuro lontano dalla prigionia della Cupola; 

ma niente è come sembra, e una rivelazione terrificante attende Jared ed Eleanor…

“Fernweh”, che in tedesco esprime la nostalgia verso luoghi lontani, unisce i temi classici della fantascienza a quelli del genere distopico, attraverso la prospettiva di due giovani in conflitto con una società opprimente e inconsapevoli delle loro stesse radici.


Note/commenti/finalità dell'Autore:

Nata a Istanbul da genitori friulani, dopo aver vissuto in varie città italiane mi sono stabilita a Venezia.

Lettrice vorace da sempre, da quando ho scoperto di amare anche scrivere non posso più farne a meno. Mi piace sperimentare, cimentandomi in ogni genere di narrazione, ma mi appassionano in particolare il fantasy, la fantascienza, il romance e i racconti di ambientazione storica. Dopo aver pubblicato numerosi racconti di genere in antologia di autori vari, ho pubblicato il mio primo romanzo, “Fernweh” con la casa editrice Nativi Digitali Edizioni, il racconto lungo “Fil Rouge”, un chick lit, con Delos Digital, e i racconti lunghi di genere fantasy “L'orologio della verità”, “Alizée” e “Il drago d’acciaio” con Wizards & Blakholes.


BIG da sfidare:


Ambirei a sfidare Omero e Shakespeare, ma sarebbe una contesa piuttosto ardua. Abbasso un poco il tiro e sfido Richelle Mead, Cassandra Clare e Diana Gabaldon, delle autrici di fantasy al femminile che adoro, sia per lo stile narrativo impeccabile che per la capacità di creare personaggi che lasciano il segno.

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Andrea Zanotti

domenica 1 maggio 2022

Recensione: Xeno. Eisenhorn l'inquisitore di Dan Abnett [Rating 7] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 


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Titolo opera: Xeno. Eisenhorn l'inquisitore

Autore: Dan Abnett

 Editore: Alanera Edizioni
      
 Rating: 7
      
 Genere: Fantascienza, Warhammer 40K
      
 Prezzo: 16,90 Euro 
      
 Sinossi:

L'Inquisizione dell'Imperatore si muove di galassia in galassia come un'ombra mortifera, abbattendo senza pietà quelli che considera nemici dell'umanità. Il più inflessibile fra questi sacri giustizieri è l'inquisitore Eisenhorn, alle prese con un'ampia cabala interstellare e gli oscuri poteri dei demoni che cercano di impadronirsi di un antico libro magico, il Necroteuch.


Recensione:

Secondo volume AlaNera che leggo in breve tempo. Dalle megabattaglie di La Devastazione di Baal lo scenario muta in na caccia sulle tracce degli eretici e del blasfemo tomo del Necroteuco di lovecraftiana memoria. Scordatevi i campi di battaglia sterminati, lo sciamare di migliaia di unità da combattimento e i conflitti navali nelle oscure vastità del cosmo. 

In Xeno gli scontri sono più raffinati, faccia a faccia, mente a mente con le dirompenti forze psioniche del Caos. Sono queste a far da padrone sulla scena piuttosto che tempeste di fuoco al plasma. Nei panni dell’Inquisitore Eisenhorn daremo il tormento agli empi seguaci d culti innominabili, disposti a tutto pur di impossessarsi della conoscenza necessaria a spodestare il Dio Imperatore e dare seguito all’Eresia di Horus. Eisenhorn non possiede neppure la metà del carisma del suo antesignano, l'Inquisitore Eymerich di Evangelisti, ma si lascia ugualmente seguire.

I presupposti per un buon romanzo ci sono comunque tutti. Veniamo al mio commento. L’opera di Dan Abnett è impostata su una narrazione in prima persona. Una tecnica che non gradisco particolarmente e che ho impiegato parecchie pagine ad assimilare. Alcuni eventi mi sono parsi un po’ troppo forzati e artefatti. Nulla di così eccessivo da inficiare le indagini del protagonista, tuttavia l’impressione che l’autore avrebbe potuto impegnarsi maggiormente per mascherare le sue intenzioni permane. 

La vicenda ha una partenza piuttosto lenta, nonostante Abnett ci scagli nel bel mezzo dell’azione. Con lo scorrere delle pagine la storia prende quota e giunti al termine il risultato è tutto sommato positivo. L’importante è lasciarsi andare, lasciarsi coinvolgere dalle rocambolesche ricerche degli eresiologi e dagli accadimenti senza troppo soffermarsi sulle minuzie di un’indagine che non vuole avere i crismi del romanzo poliziesco/thriller, ma che vuole fornire lo spunto per approfondire l’immenso universo di Warhammer 40.000. 

Questo elemento scenico, a mano a mano che la lettura procede si fa (fortunatamente) sentire, costituendo il valore aggiunto più rilevante delle opere targate AlaNera. E' l'ossatura dei mondi e delle strutture istituzionali che formano i Mondi di Warhammer 40K a fornire spessore al tutto. L'immensità di tale universo immaginifico è da sola sinonimo di successo in quanto offre infiniti spunti e fondamenta solide per ogni storia. 

Alcune trovate dell’autore sono realmente sfiziose e contribuiscono a farmi sbilanciare attribuendo un 7 pieno al romanzo e consigliandolo a tutti gli amanti del genere.  


Andrea Zanotti

domenica 24 aprile 2022

Recensione: L'uomo che affittava i libri di Giancarlo Catania [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: L’uomo che affittava i libri 

Autore: Giancarlo Catania

Editore: ‎ Pubblicazione indipendente (24 gennaio 2019)

Genere: narrativa contemporanea

Target: Young/adult

Rating: 7

Prezzo: ebook 5,49 Euro - cartaceo 15,10

Sinossi:

Un dirigente lascia improvvisamente la splendida carriera per mettersi alla ricerca della sconosciuta dimensione ideale; acquista un motocarro destinato alla pressa, lo carica dei suoi tanti romanzi mai letti e inizia a girare per i piccoli paesi del circondario, fermandosi nelle piazze per affittare i libri. Così scopre nuove realtà, ragiona sui sentimenti, sulle sensazioni e viene in contatto con tante caratteristiche umane: rabbia, ingenuità, indifferenza ma conosce anche l’amicizia, emozione quasi mai provata e l’amore, attentamente evitato nella vita precedente.

Una fotografia dai toni morbidi sulla società contemporanea, prendendo spunto dagli eventi, dagli atteggiamenti, dalle situazioni che fanno così parte della vita quotidiana da essere quasi invisibili.


Recensione:

“L’uomo che affittava i libri”, è un libro che introduce il lettore ai vari aspetti amicali, all’amore per i libri, all’incanto della magia della lettura, con la quale la nostra mente può viaggiare standosene comodamente seduto sul proprio divano di casa. È la prima volta che mi capita di leggere opere di questo autore e, se devo classificare il suo romanzo in un genere narrativo, potrei affermare con certezza che si tratta di una storia pura e semplice, narrata con stile non altrettanto semplice ma chiaro. Infatti, ho colto nell’espressione stilistica dell’autore tratti molto vicini a quello del verismo di Verga. 

Un realismo basato sulla realtà umana, che racconta eventi di vita quotidiana reali, così come sono, per lo più con l’occhio di un personaggio delle classi sociali meno agiate, come ad esempio quella contadina.

Alla base del pensiero di Verga, come in quella dell’autore, c’è una concezione pessimistica della realtà, secondo cui la vita è mossa da un cieco meccanismo ed è vista come una dura lotta per la sopravvivenza in cui i più forti sopraffanno i più deboli. I cosiddetti “vinti” che sono il soggetto dell’opera; essi non sarebbero soltanto i ceti più umili, ma tutti, ovvero gli sconfitti del processo economico.

Con la poetica di Giovanni Verga e il Verismo, l’autore ritrova la verità reale della vita e riesce a rappresentarla senza intrusioni autobiografiche e individuali. Il Verga, come il Catania, sentono che il progresso inesorabile della specie è costruito sull’infelicità della persona.

Alla base del pessimismo verghiano sta la profonda convinzione che la società moderna sia dominata dal meccanismo della lotta per la vita; così è per l’autore dell’uomo che affittava i libri. Alla fine, quello che il Catania ci vuol fare comprendere, è che non dobbiamo mai lasciare quello che abbiamo per aspirare ad altro, perché di sicuro saremo sconfitti in partenza. (I Malavoglia)

Cosa hanno in comune Verga e l’autore, Catania?

Ciò che accomuna le due opere sono i protagonisti i quali rappresentano uomini sconfitti dalla vita, uomini che nella loro lotta per l’esistenza restano ai margini, vivono situazioni dolorose e desolanti e ne escono battuti, vinti.

Il venditore di libri, secondo il mio modesto parere, è un libro che attraverso gli occhi del protagonista cerca di scrutare l’anima delle persone, l’essere umano e i suoi comportamenti, come agisce, come si relaziona, evidenziando soprattutto i molti difetti, prerogativa solo dell’essere umano.

L’incipit della storia parte proprio da qui, da eventi e situazioni che i personaggi del racconto vivono quotidianamente ma all’ombra di una società nella quale esistono da invisibili, perché è pur vero che alcuni li percepiscono non come persone, ma rifiuti umani, è pur vero che non sempre è così. Ognuno fa parte della nostra vita, visibile, intelligente, colto o meno colto, invisibile e intelligente che sia, come appunto il nostro protagonista, un dirigente di mezz’età, il quale lascia il lavoro alla ricerca di un’ignota realtà, forse che ritiene adatta a sé, ai suoi pensieri, a come percepisce il mondo che lo circonda, non sempre bello e ideale, ma è pur vero, che anche gli invisibili hanno un peso nella società e come tali andrebbero rispettati, non messi all’angolo e dimenticati.

Ogni essere umano può dare qualcosa all’altro senza ricevere niente in cambio; perché “donare” è di per sé ricevere qualcosa... 

Ed ecco il radicale cambiamento del protagonista che osserva, scruta e alla fine decide di acquistare un motocarro e lo carica dei suoi libri, che non aveva mai letto fino a quel momento. Il nostro personaggio si imbarca con il suo motocarro e inizia a girare nelle piazze dei paesi invogliando soprattutto i cittadini, non tanto a comprarli quanto a leggerli e diffondere nei bifolchi la cultura, perché il sapere è forza, le parole espresse in modo corretto sono il modo migliore per difendersi dai soprusi, dai raggiri dei furbetti che promettono e mai mantengono. A questo punto, l’autore racconta e descrive in modo fluido i ragionamenti che fa sulle sensazioni e le caratteristiche espresse dall’essere umano: rabbia, indifferenza, ingenuità; tuttavia, scopre per la prima volta anche l’importanza dell’amicizia, dell’amore evitato e allontanato durante tutto il corso della sua vita e dal suo futuro. E già, il nostro protagonista, probabilmente non aveva mai messo in conto di vivere il suo futuro con accanto una donna da amare, donarsi con tutto sé stesso. Diciamo, forse per timore di essere disilluso, di soffrire per l’ennesima volta? 

Vite vissute in prima persona che a lungo andare deteriorano, lasciano l’amaro in bocca e sino alla fine, inaspettata. 

Ho apprezzato molto il modo in cui l’autore descrive l’aspetto psicofisico dei personaggi; i commenti sul bel sedere di Tiziana la farmacista, un capolavoro di femmina che inizia dallo splendido sorriso e finisce con due gambe affusolate. Elegante ma lontana dall’ostentarla. Una donna dal carattere forte e ribelle, alla quale non sono mai mancate le occasioni, ma come ogni donna innamorata del proprio uomo, suo marito, ha occhi solo per lui. Beh, un amore idilliaco, fin quando, lui la lascia per andare a studiare lingue insieme alla giovane badante ucraina dell’anziana madre del calzolaio del paese, Giovanna. A questo punto, Tiziana, da donna innamorata diventa la vendetta fatta persona. Una vera Lady Macbeth shakespeariana.  

Un altro personaggio tra i tanti azzeccatissimo, è la figura Don Giacomo Barberio. (Ricorda vagamente la figura di Don Abbondio dei Promessi Sposi)

Una persona avida, vigliacca astuta e tirchia, talmente taccagna, che di certo non si è mai dimostrato un buon cliente per il nostro protagonista, visto che non ha mai tirato fuori un cent per pagare l’affitto e leggere le opere del nostro affittuario di libri.

Voto: sette, solo per come l’autore narra e descrive i personaggi, anche se ho evidenziato qualche refuso ed errata consecutio, ma il contenuto supera queste inesattezze. Posso dire davvero che sia un bel libro: avrebbe potuto esserlo ancora di più. Le idee c’erano tutte. 


Peg Fly