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domenica 25 settembre 2022

Recensione: Fernweh di Chiara Zanini [Rating 6] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: Fernweh

Autore: Chiara Zanini

Editore:  Nativi Digitali Edizioni 

Genere: fantascienza

Target: Young/adult

Prezzo: Ebook 2,50 - cartaceo 15,60

Rating:

 Trama:

Anno 2452: una catastrofe climatica colpisce la Terra, lasciando i pochi superstiti in balia di un sole ustionante, tornado e tempeste di fulmini. Poco prima di arrendersi, Mirna trova rifugio in un baluardo misterioso e inquietante: la città di Murian, protetta da una grande Cupola artificiale, dove si è stabilita una nuova società scandita da rigide regole di comportamento.
Anno 2618: Jared e Eleanor, gemelli discendenti di Mirna e da lei cresciuti ed educati nel ricordo del passato, non accettano di conformarsi all’alienante società di Murian, preferendo la compagnia dei "devianti", i reietti costretti a una vita di stenti e miseria nel sobborgo-prigione Thanatos. Sarà proprio insieme ai devianti che organizzeranno un folle piano di evasione, verso un futuro lontano dalla prigionia della Cupola; ma niente è come sembra, e una rivelazione terrificante attende Jared ed Eleanor...

"Fernweh", che in tedesco esprime la nostalgia verso luoghi lontani, unisce i temi classici della fantascienza a quelli del genere distopico, attraverso la prospettiva di due giovani in conflitto con una società opprimente e inconsapevoli delle loro stesse radici.

L'autrice: 

Chiara Zanini - Nata a Istanbul da genitori friulani, dopo aver vissuto in varie città italiane si laurea in Scienze Politiche e si stabilisce a Venezia.
Lettrice vorace da sempre, da quando ha scoperto di amare anche scrivere non può più farne a meno. Le piace sperimentare, cimentandosi in ogni genere di narrazione, ma l’appassionano in particolare il fantasy, la fantascienza e i racconti di ambientazione storica.


Finalista in vari concorsi letterari, nel 2007 si è classificata al secondo posto nel concorso Parole in corsa– edizione di Venezia e nel 2009 nel concorso Utopia, organizzato dall’Associazione Culturale Il sentiero dei draghi. Diversi suoi racconti sono apparsi in antologie di autori vari, tra cui: Il Veneto del futuro edito dalla Casa Editrice Marsilio, Scrivere è viaggiare. Con trasporto, edizioni Full Color Sound, 365 racconti sulla fine del mondo di Delos Books edizioni, I brevissimi – II edizione Casa Editrice Freaks, Le prime volte Casa Editrice Mondoscrittura, I mondi del fantasy II Casa Editrice Limana Umanita e 365 racconti di Natale di Delos Books edizioni. Con Wizards and BlackHoles ha pubblicato il racconto lungo L’orologio della verità.

Fernweh è il suo primo romanzo.

 

 Recensione:

Non avevo mai letto un distopico made in Italy e posso affermare che questo non mi ha delusa. L’ambientazione è un punto forte, futuro post-apocalittico in cui il pianeta Terra non è altro che un inferno fluttuante costellato di città rinchiuse in globi di vetro, unici posti in cui l’uomo può sopravvivere. Ma come si sa, anche qui c’è un prezzo da pagare, perché a Murian non esiste libertà di pensiero, d’azione o essere sé stessi, a Murian devi fingere di essere come loro voglio che sia, a Murian bisogna rispettare le regole, o stai dentro o stai fuori, e se scegli di stare fuori, sei un reietto.  Sei costretto a non mostrare emozioni a reprimerle volente o no. La tua personalità è annullata, gli esseri umani sono tutti omologati, simili a robot, la città in cui i nostri eroi sono costretti a vivere è altrettanto infeconda. Una città dove i pregiudizi sono all’ordine del giorno, soprattutto se sei considerato un ‘diverso’, ma, nonostante ciò, i nostri protagonisti, incorporatisi alla perfezione con la storia che ruota loro attorno, hanno il coraggio di essere sé stessi, di pensare con la loro mente. Due personalità forti, dall’animo ribelle che neanche l’oppressione di un’autorità intollerabile riesce a mitigare. Due personalità che l’autrice riesce a tratteggiate con acutezza e senso critico, appoggiandosi a uno stile fluido e semplice e al contempo accattivante. 

Non sono da meno gli altri personaggi a tutto tondo, dunque non piatti, perché evolvono a mano a mano che la storia prosegue. Tra questi emergono Jen, il cui carattere è stato forgiato da un passato difficile e disposta a tutto pur di difendere coloro a cui vuole bene, e Gamil, personaggio dall’animo empatico e sensibile sebbene alcune sue parti sono state assemblate con dei circuiti che scorrono come il sangue nelle vene.


La prima cosa che salta all’occhio prendendo in mano questo libro è il titolo in lingua tedesca.

“Fernweh”, voglia di girovagare.  infatti, tradotto in italiano, esprime la nostalgia verso luoghi lontani. Nel caso del libro, verso una nuova casa, verso una Terra in cui poter essere liberi di percepire il sospiro del vento sul volto.
Siamo nel 2452, la vita sul nostro pianeta viene messa in pericolo da una catastrofe climatica che mette in ginocchio l’umanità.
Milioni di persone muoiono, sopravvivere è l’unica cosa che conta, ma anche la più difficile. L’umanità è destinata a perire.
Fortunatamente nasce Murian, la città sotto la Cupola.
È lì che Mirna e Adrian vengono accolti dopo essere stati salvati dagli AG (agenti governativi). È all’interno della grande cupola artificiale che quest’ultimi si curano, tornano alla vita, si sposano e diventano… centenari.
Nella città di Murian ci sono regole ferree, si può avere un solo figlio, non si mangia ma si ingoia una pillola che sostituisce ogni pasto ed i cittadini possono arrivare ad avere centinaia di anni di vita semplicemente facendo le revisioni periodiche che ti permettono anche di essere sempre giovane, 
un po’ come il film con Roby Williams, il Centenario, per intenderci.

Ma cosa ti succede se non sottostai alle regole? Vieni allontanato, diventi un essere aberrante, una persona da evitare, non hai diritti, vieni segregato a Thanatos, la città dei reietti, un posto sordido, pieno di rottami della vita precedente al 2452.


Ma nell’anno 2618 nascono due gemelli: Jared ed Eleanor, discendenti di Mirna e da lei cresciuti ed educati nel ricordo del passato, che non accettano di adeguarsi all’alienante società di Murian, preferendo la compagnia dei "devianti", i reietti costretti a una vita di stenti e miseria nel sobborgo-prigione Thanatos. Ed ecco che nella storia entrano in scena due personaggi clou diversi dagli altri, due esseri che non vogliono omologarsi, che non voglio ubbidire ma seguire la ragione, il coraggio che muove i loro animi e che li spinge a fuggire per allargare i loro confini sulla Terra perché ciò che hanno sotto alla Cupola non gli basta più.

Un romanzo che parla di rivoluzione, di cambiamenti, di morte e di rinascita. Un testo dove si sente forte la voglia di vivere, di poter sentire l’acqua inondarti il corpo, il sole che ti riscalda la pelle.
Il lettore prosegue la lettura attraverso gli occhi di Mirna, che cresce e cambia durante il corso della storia. La conosciamo da giovane sulla Terra ancora fertile dove prosperano umanità e gentilezza, viviamo i suoi stessi stati d’animo quando cerca di sopravvivere alle catastrofi ambientali e i cambiamenti dovuti agli sconvolgimenti climatici. Mirna muta con il mutare degli eventi che la irrobustiscono, la fortificano nell’animo e nel fisico, mentre nella sua mente i ricordi legati alla sua Terra ormai utopica non l’abbandonano mai. Il colpo di scena finale risponde a molte domande rimaste in sospeso durante la lettura del libro, ma devo confessare che mi sarei aspettata qualcosa di più.
Trama interessante, narrazione piacevole e tanti personaggi dai risvolti gradevoli.
La trama è ben strutturata, a parte alcuni passaggi che ho trovato piuttosto prevedibili. (Questa è una mia opinione personale, s’intende)

A parte ciò, ho trovato la lettura piacevole, con personaggi che si impegnano a fondo per realizzare il loro sogno di vivere in un mondo migliore, che combattono per quello in cui credono, vivono le loro vite come se fosse l’ultimo giorno e soprattutto amano la persona che hanno scelto di amare reietta oppure no.

 Direi che siamo proprio all’interno di un discreto romanzo di fantascienza con tanto di azione e qualche parte romance che ci sta.

L’ambientazione è uno dei punti clou della storia, il mondo distopico – apocalittico è descritto magistralmente dalla penna dell’autrice. Siamo in un futuro dove la Terra è diventata una bolgia infernale instabile costellata di città rinchiuse in globi di vetro, unici posti in cui l’uomo ha la possibilità di sopravvivere.

A dire il vero, non mi piace dare giudizi negativi ai libri che leggo… perché penso che un autore ci metta tutta la passione che ha per scrivere, dunque bisognerebbe dargli sempre una seconda chance. Certo, “Fernweh” non è uno dei migliori libri di fantascienza che ho letto, però l’incipit classicheggiante mi ha fatto capire che l’autrice ha della stoffa e stile da vendere. Ci sono sì delle incongruenze e delle parti che rivedrei, soprattutto periodi un po’ troppo artificiosi e lunghi.  Tuttavia la storia è accattivante, incuriosisce e vale la pena di leggerla.

E se leggiamo tra le righe, si evince il forte messaggio dove in una società fondata democraticamente e libera di esprimere i propri pensieri non si ammette nessuna forma di razzismo.  

Forse l’autrice avrebbe dovuto lavorare un po’ di più su alcuni passaggi descrittivi lasciati alla deriva, ciò nonostante questo non toglie che la storia ha un’originalità che porta il lettore a continuarne la lettura.

Lo stile è sobrio e le parti dialogiche sono consone al periodo storico futuristico.

Probabilmente se fossi nell’autrice avrei cercato di rimanere un po’ con i piedi per terra, ma tutto sommato il testo vale la sufficienza.
Consigliato per farsi una propria opinione.

Voto: 6

domenica 18 settembre 2022

Recensione: Vilupera di Luca Mazza e Jack Sensolini [Rating 7,5] - recensione a cura di Andrea Zanotti

 


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Titolo: Vilupera

Saga: Libro 1 di 4 - REGNO DI TAGLIA

Autore: Luca Mazza e Jack Sensolini  

Editore‏: ‎Pubblicazione indipendente

Genere: Grimdark fantasy

Rating: 7,5

Prezzo: ebook 3,45 - cartaceo 15,90

Sinossi: 

Penumbria, Regno di Taglia: una terra senza santi né eroi, in balia di mercenari e fuorilegge, stretta fra le lame di una crociata eterna e la fame di una fauna mostruosa. Mentre Lutti e Malavita si contendono il feudo di un eretico e un diabolico cardinale cospira per instaurare un ordine nuovo e duraturo, due stranieri senza passato spargono sangue e leggenda nelle contrade tra gli Appenninferni e il Maladriatico. Sono una cacciatrice di taglie e un mattatore di bestie e si fanno chiamare la Lebbrosa e il Barbiere.

Niente di epico, niente di etico.

Tra un matrimonio e molti funerali, solo ombre e acciaio.

Letale come le zanne di una vilupera.


Recensione:

Vilupera del duo Mazza-Sensolini è stata una bella scoperta. Non che non se ne faccia un gran parlare sui social, non solo fra la ristretta cerchia degli appassionati. Un duo di autori che si sta ritagliando una meritata nomea, avendo (giustamente) pubblicato le loro opere da indipendenti, senza legacci e vincoli imposti da editori spesso attenti all’etichetta e al grottesco “volemose bene” del politicamente corretto e corrotto. 

Sensolini-Mazza vanno dritti per la loro strada, conquistando fette di lettori che mostrano di apprezzare la “coerenza” di sbattersene di alcune delle regolette auree dei manuali di scrittura e dei (falsi) profeti dello scriver semplice. Se siete accoliti sfegatati di questi saccenti cattedratici allora farete bene a tenervi alla larga dalla prosa ipertrofica del duo. Frasi brevi, sincopate, dense e ricche di termini non certo attinti dal linguaggio da chat. Non a caso la dedica finale è al Maestro, Alan Altieri, onore a lui, ovunque si trovi attualmente a crear mondi.

Un tripudio di emozioni forti per tutti gli amanti dei personaggi sporchi, brutti e cattivi, e per chi ama prendersi ulteriori dosi di realtà sbattuta in faccia con tutto il proprio carico di bassi istinti e pulsioni.

Non certo di letteratura d’evasione si tratta, quanto un supplemento di cruda verità senza i filtri della prosopopea caratteristica dei fantasy classici. I vizi capitali come motore unico per muovere le azioni dei protagonisti. Scenari cupi e tetri stile trilogia di Magdeburg, con ambientazione la rivisitazione dell’Italia dell’epoca. Un romanzo duro e spietato, che si fa leggere tutto d’un fiato. Un romanzo, che con le avvertenze di poco sopra, mi sento di consigliare a tutti. Ottimi autori, appassionati di sicuro a giudicare dalla mole di citazioni e richiami che rendono il testo ancor più godibile. Certo, a tratti qualche periodo risulta effettivamente un po’ troppo sopra le righe, ma chi non osa non può emergere. O le lame, o la fame! 

Voto 7,5.

Andrea Zanotti


domenica 11 settembre 2022

Recensione: L'Inferno di Malinverno di Stefano Amadei [Rating 6,5] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Titolo: L'Inferno di Malinverno, ovvero Diabolici (e inutili) tentativi di liberarsi di un gatto nero 

Autore: Stefano Amadei  

Editore‏: ‎Pubblicazione indipendente

Genere: fantasy per bambini

Target: infanzia

Rating: 6,5

Prezzo: ebook 1,99 - cartaceo 3,26

Sinossi: 

«Dunque, ero lì che mi stavo occupando di uno dei compiti più importanti di tutto l'Inferno...»

«Stavi solo contando i dannati del tuo girone.»

«Non mi interrompere, gatto! Ero lì che mi facevo gli affari miei quando salta fuori questo scocciatore di un gatto nero. Dice che gli ho salvato la vita, bla bla bla e mi resta appiccicato neanche fosse ricoperto di pece.»

«Non ti fare illusioni: i gatti si affezionano alle caverne e non ai diavoli.»

«Insomma, cerco di liberarmene in ogni modo, ma tutto ciò che ottengo è l'Inferno completamente distrutto!»

«O quasi.»

«O quasi, già!»

«Beh, che aspettate? Malinverno è il diavolo più spassoso e assurdo che abbia mai incontrato. Parola di gatto Mammone!»

«Ehi!»

«Che c'è?»

«Niente, lascia stare!»


Recensione:

“L’Inferno di Malinverno” racconta la stravagante storia di due personaggi ancor più bizzarri: il malefico diavolo rosso Malinverno e il gatto nero dagli occhi gialli, Mammone che fa le veci del Sommo Poeta Dante aggirandosi nei gironi infernali, combinandone però di tutti i colori. 

Dal rompere le punte a tutti i forconi al povero diavolo, a far capitombolare a terra la sua libreria, con alcuni libri che finiscono direttamente nel fuoco. Persino la copia delle Lettere di Berlicche autografata dal diavolo Berlicche in persona.  

Il diavolo Malinverno, tempo prima lo aveva salvato dal fare una brutta fine, ora non riesce a toglierselo di mezzo, così studia diabolici piani e trappole infernali per liberarsene ma senza successo, perché il furbo gatto Mammone dai poteri magici ritornerà sempre nella sua caverna e Malinverno fa di tutto per toglierselo una buona volta di torno, ma inutilmente... 

La causa principale che rende i due protagonisti inseparabili è un patto che hanno stipulato e che ora li tiene legati in eterno telepaticamente. Ma questo legame durerà per sempre? 

Beh, il gatto Mammone intelligente e astuto, pensa che l’unica soluzione è quella di ricambiare il favore a Malinverno salvandogli la vita. Ci riuscirà? 

Per scoprirlo non vi resta che leggere il libro spassoso con dei personaggi singolari che si pungolano a vicenda ritrovandosi poi impelagati in situazioni parossistiche più grandi di loro. 

L’idea dell’entrata in scena dei due santi: Francesco e Antonio all’inizio mi ha destabilizzato, poi ho riso per le situazioni grottesche nonché per i riferimenti sia danteschi che per altre storie come nel Decamerone del Boccaccio, dove abbiamo Calandrino, Bruno e Buffalmacco che si credono così furbi da riuscire a farsi beffe degli altri. (gatto Mammone) O il Gatto e il diavolo di James Joyce. Quando ero piccola questo libro mi ha colpito molto per lo straordinario umorismo, anche se devo ammettere, che in questa storia di Malinverno ci sarebbero molti passaggi da rivedere per rendere più euritmico il testo.

La lettura, in parte scorrevole, è dovuta non solo alla brevità della storia, ma soprattutto allo stile sobrio dell’autore, alle battute e alle situazioni grottesche che inducono il lettore a proseguire. A parte qualche refuso, come ripeto, ma che non inficia l’intreccio, ben sorvolabile dal mio punto di vista, lo consiglio vivamente ai più piccoli e perché no, anche ai grandi, che in fondo in fondo sono nell’animo un po’ bambini.  Voto 6 e mezzo.


Peg Fly



domenica 17 luglio 2022

Recensione: Luce bianca di Simone Olla [Rating 8] - recensione a cura di Peg Fly

 



Opera: Luce Bianca 

Autore: Simone Olla

Editore: CATARTICA EDIZIONI

Genere: Narrativa contemporanea

Collana: In Quiete

Prezzo: 12.35 €

Rating: 8

Sinossi: 

Ambientato tra Torino e Cagliari, “Luce bianca” narra le vicende legate ad un progetto di evoluzione sociale, il Progetto Manuelli. Il protagonista, assieme ad altri bambini tra gli otto e i dodici anni cresciuti come lui nell’Istituto sede della sperimentazione, viene sottoposto a sterilizzazione forzata in quanto potenzialmente pericoloso per la società. A diciannove anni lascia l’Istituto Manuelli e finalmente inizia una nuova vita, ma il trauma subìto ritorna in sogno la notte, obbligandolo a venire a patti con quanto accaduto.


Recensione:

Il romanzo breve (95 pag. circa) inizia con un Prologo in cui gli occhi del lettore scorrono senza rimpianti, per la poesia che ogni frase sottende.

Il protagonista ha otto anni nella sala operatoria dell’Istituto Manuelli viene sterilizzato. (Con sterilizzazione obbligatoria, conosciuta anche come sterilizzazione forzata, si intendono i programmi attuati da politiche governative che tentano di costringere le persone a sottoporsi all'intervento chirurgico di sterilizzazione.)

Ma riuscite a immaginarvi, che un bel giorno, a soli otto anni ti svegli e ti ritrovi a essere sterilizzato senza il tuo consenso? La sterilizzazione obbligatoria o forzata è la soppressione premeditata ed irreversibile della fertilità di un individuo. La pratica ha avuto inizio nel Novecento negli Stati Uniti e successivamente nella Germania nazista. Teoria figlia dei suoi tempi e degli esperimenti di eugenetica, era questa la pratica volta ad impedire la riproduzione dei membri della popolazione considerati portatori di difetti genetici o ritenuti tali. Una delle scusanti per autorizzare la sterilizzazione era che venisse utilizzata anche come una forma terapeutica per chi possedeva dei tratti sessuali considerati patologici, risultando punitiva per i criminali. (In America questa pratica si protrasse nelle carceri fin nel 2014) 

A otto o dodici anni sei pericoloso? Per chi? L’autore, Simone Olla, riesce a intrecciare una trama che sin dall’incipit conducono il lettore in una dimensione parossistica, esasperata, dentro la quale un progetto inaccettabile per la società di oggi, si conducono esperimenti medico/sociali su bambini tra gli otto e i dodici anni perché ritenuti socialmente pericolosi nonché per la propria persona. 

Il protagonista a diciannove anni esce dall’Istituto, ma non è più l’uomo che avrebbe potuto essere, poiché là dentro gli hanno tolto tutto, per fino di procreare. Gli hanno tolto sogni, futuro e anche la vita stessa, perché lui una vita non ce l’ha più. Vive sotto il cavalcavia con il suo cane, Bebert. Il protagonista non ha mai domandato al suo amico Nitti, perché suo padre lo aveva rinchiuso lì dentro dopo la morte di sua madre. E nemmeno Nitti glielo domanda mai... (Altro personaggio amabile al quale il protagonista è affezionato.) 

A otto anni si abusa di lui, sotto la “Luce Bianca” che acceca gli occhi grandi di un bambino. Sente le mani dappertutto nel suo tenero e piccolo corpicino. Poi l’ago che s’infila nel braccio e il bisturi e la carne che si lacera... Non è più un uomo, non può mai più provare la gioia di essere padre. Di sorridere, di accogliere tra le braccia aperte un figlio suo. È sterile, a otto anni. E mentre scrivo questa recensione, ho il singulto che mi muore in gola. E piango, e sono sola qui, davanti al mio PC e cerco di concentrarmi su cosa dire, ma l’autore ha già detto tutto, con parole semplici ma che lasciano il segno, che scuotono, che fanno riflettere su ciò che è stato il passato di una società razzista e discriminante. E le scene si susseguono sotto i nostri occhi increduli, come i dialoghi ben impostati, come i personaggi ben delineati, sotto il cielo di melodie dell’anima, dove a volte il dolore tace a volte sussurra a volte urla per sentirsi amati, per essere amati, essere liberi di decidere cosa farne della propria vita.  La scrittura in media res fa pensare subito al grande schermo. A un film direi in bianco e nero... E grazie a «Tāj Maḥal.» 

«E cos’è?»  «La cattedrale dell’amore!» 

«Sì.» Replico introducendomi tra il dialogo dei protagonisti.

Voto: otto 

domenica 10 luglio 2022

Recensione: Il migliore dei mondi possibili di Davide Carrozza [Rating 7] - recensione a cura di Peg Fly

 


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Opera: Il migliore dei mondi possibili 

Autore: Davide Carrozza

Editore: CATARTICA EDIZIONI

Genere: Narrativa contemporanea

Collana: In Quiete

Prezzo: 15.00 €

Rating: 7

Sinossi: 

La vita interiore di un comune giornalista di cronaca turbata da una bizzarra commissione. Un vecchio editore in pensione che null’altro desidera dalla vita che un libro a lui dedicato, dopo una carriera spesa pubblicando libri dedicati ad altri. In una Padova da riscoprire, in una spiaggia assolata e desolata, nei luoghi familiari e intimi della propria giovinezza, ovunque potrebbe celarsi l’ispirazione. E' dietro l’angolo o potrebbe non arrivare mai? E una corsa contro il tempo e la ricerca del giusto spazio o l’assenza di tempo e spazio? E non dover rendere conto o c’è un conto che alla fine pagano tutti? Con queste e mille altre domande e speculazioni, la commissione cambierà per sempre l’esistenza di Alessandro, proiettandolo in una dimensione a lui sconosciuta: una continua ricerca della musa ispiratrice, a cui voterà ogni sua energia...


Recensione:

Il libro racconta la vicenda di Alessandro, un cronista il cui tram tram della vita quotidiana viene rotto da un vecchio editore in pensione, Marinetti, che lo contatta affinché Alessandro scriva un libro dedicato a lui, sulla sua vita. Alessandro acconsente, non sapendo che questo sconvolgerà la sua vita. Alessandro si fa mille domande, soprattutto quando l’ispirazione viene a mancare e lui rimane a fissare le pagine bianche senza riuscire a scrivere.

Vi riporto uno spezzone dell’incipit:


«Davanti a me si trovava l’inesorabile crudeltà di una pagina bianca con un cursore intermittente, il vuoto grigio dell’assenza, l’opposto della creazione. Da quella pagina bianca si sono materializzati tutti gli scrittori più bravi della storia dell’umanità. Niente e nessuno ha stimolato la mia creatività. Nessuno ha colpito con lo spazzolone la mia tela...»

Probabilmente, da un autore come il Carrozza mi aspettavo qualcosa di più di un semplice romanzo dove la fine è scontata. Alcuni passaggi sembrano forzati, altri meno. A volte, la narrazione si dissocia da ciò che è il tempo del racconto. E, a dirla tutta, parere personalissimo, l’ho trovato un po’ noioso. Sinceramente, non ho mai letto nulla di questo autore così mi sono ripromessa di leggere “Lentamente muore”, chissà, forse in questo altro romanzo, troverò qualche caratteristica in più che me lo faccia piacere.

Tuttavia, proseguendo nella lettura, ho trovato la storia davvero introspettiva a trecentosessanta gradi.

 Il migliore dei mondi di Davide Carrozza edito da Catartica edizioni e il suo protagonista Alessandro, un personaggio piuttosto conflittuale, mi ha lasciato, per così dire, piuttosto interdetta.  Alessandro, un giornalista di cronaca senza grandi pretese, fa la spola tra una Roma, città Eterna, che ama e Padova. Ma cos’ha Alessandro che interessa all’editore Marinetti? Beh, sicuramente la creatività che ha nello scrivere. Un grande talento letterario che fa della scrittura creativa il suo cavallo di battaglia, soprattutto quando riesce a ottenere una promozione ma non duratura; tuttavia si sa, ci sono sempre i risvolti negativi  perché proprio per colpa di questa avanzamento di grado, Alessandro  si ritrova suo malgrado  a collaborare con il presidente della casa editrice Giancarlo Marinetti  editore, un uomo particolarmente dotato di un carattere irascibile e pretenzioso che chiede al nostro protagonista di scrivere su commissione la sua biografia.  Ci riuscirà o avrebbe dovuto restituire il denaro a Giancarlo e ritornare a tempo pieno al giornale? Questo lo saprete solo se leggerete il libro. Okay, si dice, non è tutto perduto, persino quando pensa di togliersi la vita. E il nostro protagonista vive la sua vita come se non avesse più un futuro davanti a sé, come se tutto fosse stato cristallizzato nel momento in cui decide di accettare il compromesso con l’editore. Un ghostwriter in tutti i sensi. Il nostro Alessandro, il quale non può fingere con la sua Clara, vuoi per una storia d’amore che si porta avanti a fatica, vuoi perché il dovere di padre dei due suoi figli, Elia e Anna glielo impongono, vuoi perché la sua mente viaggia troppo spesso con la fantasia, Alessandro si ritrova incastrato una storia più grande di lui che non riesce a svellere.

Quello che il lettore coglie in questo romanzo, è quanto sia difficoltoso essere uno scrittore, e scrivere una buona storia non ci si improvvisa scrittori, compreso il vuoto quando si trova davanti a una pagina bianca. Sei solo, tu e la pagina che ti fissa, cerulea, come se volesse deriderti, come se volesse sfidarti. Ma per scrivere devi saper cosa dire, conoscere la sintassi, la grammatica, la consecutio temporum. No, non puoi improvvisare, anche se la fantasia aiuta molto.

E questo lo sa perfettamente l’autore, che ci conduce all’interno della sua storia scrivendo in prima persona a volte appoggiandosi al presente a volte al passato remoto, alla vita del protagonista con un registro informale ma con un lessico attuale. L’autore non descrive ma viaggia all’interno dell’animo di ogni personaggio, di ogni loro caratteristica sia fisica che psicologica. E ci sta allora che ti innamori, che rifletti su ogni loro aspetto. Prendiamo ad esempio il vecchio editore Marinetti, uomo anziano che ha non ha più nessuno, solo un gatto che a volte fa le fusa a volte dà di matto e si accovaccia sulle sue gambe. Il Marinetti che non ama la tecnologia, ma si circonda dei suo amati classici. La solitudine è la protagonista principale del racconto. La solitudine spietata che tutti noi dobbiamo prima o poi fare i conti e affrontare per non sentirsi soli. E questa è realtà, credetemi.

Ho trovato il romanzo ben articolato e scritto in maniera fluida. In alcuni passaggi ci sono delle ripetizioni, sicuramente volute.


Lo consiglio. Voto: 7.

Peg Fly