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mercoledì 18 ottobre 2017

Approfondimento: Cosa fare quando il tuo editore è inadempiente?


E’ inutile negarlo, si tratta di un bel problema, che in molti si trovano a dover affrontare. Magari dopo lunga ricerca, dopo aver inviato tinnellate di manoscritti in giro per mezza Italia, dopo aver inseguito il sogno di diventare "scrittori veri", firmando un vero contratto di pubblicazione, ci si ritrova a veder mutare il nostro sogno in vero e proprio incubo.
Badate, non sto parlando di editoria a pagamento. Molte sono le battaglie intraprese contro questa genia di imprenditori, quindi non occorre neppure esprimere il nostro parere a riguardo, ma di quelli che si spacciano per case editrici serie, dimostrandosi a posteriori tutt'altro. Trovo queste realtà ancor più subdole. Perlomeno gli editori a pagamento hanno la faccia tosta di mostrare apertamente il loro "lato oscuro", ben peggiore invece trovo essere l'ipocrisia di chi sostiene di essere una casa editrice seria, salvo poi non svolgere alcuna attività che dovrebbe caratterizzare una tale realtà, limitandosi a sfruttare le eventuali iniziative dell'autore stesso.  Niente editing, nessuna promozione, nessuna distribuzione fisica, insomma, nulla di nulla. 
Oggi il nostro Emanuele Rizzardi, autore di "L'Ultimo Paleologo", ci racconta la sua esperienza diretta per svincolarsi dalle grinfie dell'ennesimo editore poco serio. Ecco il suo intervento, che siamo sicuri possa giovare a molti altri autori esordienti caduti nella trappola di qualche imprenditore che si diletta a speculare sulla passione ed i sogni di molti di noi. 
Buon ascolto!



sabato 14 ottobre 2017

La contrada dei tagliatori di pietra di Flavia Guzzo [Rating 8]


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Titolo: 
La contrada dei tagliatori di pietra


Autore: Flavia Guzzo

Genere: Romanzo storico, letteratura di montagna

Prezzo: Ebook Euro 5,99, Cartaceo 14,25

Rating: 8

Sinossi: Enego, l'Altopiano di Asiago, le donne, la guerra: un romanzo sulla vita nell'Altopiano di Asiago a inizio '900, sulla Grande Guerra, sull'esodo totale dell'Altopiano di Asiago avvenuto fra il 1916 ed il 1917.  
1901: Teresa, della Contrada dei Tagliatori di pietra, Altopiano d’Asiago, ha una madre vedova, donna passionale, che a sessant’anni suonati morirà fra le braccia di uno sconosciuto venuto da chissà dove, ha una sorella, Antonia, bigotta intransigente ed ipocrita, che, pur se vergine ed inesperta, non esiterà a forzare il suo facoltoso ma pio fidanzato ad un rapporto sessuale per guadagnarsi il desiderato matrimonio, e ha un amore, Meni, per il quale manderà a monte il suo matrimonio a pochi giorni dalle nozze.
Corteggiata dal capitano Osvaldo, giovane di buona famiglia attratto dal nascente movimento futurista e dalla bellezza un po’ brusca di Teresa, consigliata dalla vecchia Perpetua Italia, che deve il nome ad un padre attivista nei moti anti-austriaci del ‘48, l’infedele ed eccessiva Teresa trascorre una vita tranquilla, o quasi, in compagnia del marito Meni, dei suoi figli, dei tanti parenti e conoscenti della contrada. Si occupa delle sue vacche, del suo orto e, di quando in quando, di contrabbando di tabacco.
Fino a che il giovane Gavrilo, a Sarajevo uccide con pochi precisi colpi di pistola l’arciduchessa Sofia e l’erede al trono di Austria-Ungheria, scatenando la Grande Guerra.
Una guerra dura durante la quale nulla sarà risparmiato a Teresa e ai suoi figli: battaglie cruente alle porte di casa e lunghi ed ansiosi periodi di stasi; poi, dopo l’irruzione dei soldati d’Austria-Ungheria a Caporetto, la lunga fuga forzata che li porterà, profughi e senza nulla, fino a Campobasso; infine, l’incontro con la peste del secolo, la terribile febbre Spagnola. Li accompagneranno nei duri anni di guerra e dell’esilio, buoni amici e nemici insidiosi: fra i tanti, Suor Matilda, che si cura dei soldati feriti con energica competenza ed un linguaggio non proprio consono alle sue vesti di religiosa; Edoardo, nella vita civile attore di teatro che, ferito in guerra, perderà un piede ma non il suo senso dell’umorismo; la graziosa Emma, maestra dei figli di Teresa che, a detta di tutti, ragiona meglio di un Generale con gradi e stellette; il cavalleresco Maggiore Donelli, che perdonerà a Teresa un’uscita poco felice; lo squallido tesoriere, che proporrà a Teresa profuga un ora di sesso in cambio del sospirato sussidio. Fino alla fine, il 4 novembre del 1918, in cui niente sarà più come prima.

Recensione: 
Mi sono approcciato a questo romanzo con un po’ di perplessità, ad esser sincero, in quanto temevo l’argomento non fosse propriamente nelle mie corde. Diciamo che quando non mi balocco con scritti di antropologia delle religioni e di dottrine ermetiche, prediligo affrontare testi assolutamente di puro svago, con buone dosi d’azione e capaci di ricostruire mondi “altri” ben distanti dalla realtà che ci circonda. Devo ammettere invece che “La Contrada dei tagliatori di pietre” mi ha subito convinto a proseguire nella lettura. In questo gran parte del merito va attribuito alla prosa eccellente dell’autrice. Quando ci si imbatte nel talento, quello vero, non ci vogliono poi molte pagine per accorgersene, e in questo caso credo proprio di non sbagliare. Fatta questa premessa, passiamo alla recensione vera e propria.
Ho parlato del mio amore per i mondi “altri”, ebbene, a ben vedere, quello che ci narra la Guzzo, pur essendo distante solo un secolo dal nostro viver quotidiano, appare come lontano anni luce. Il progresso ha fatto passi da gigante, facendoci presto dimenticare quella che era la vita quotidiana degli inizi del XX secolo e che, visto che oramai non sono più un giovincello, era a tutti gli effetti la vita dei miei nonni. Purtroppo non ho mai avuto modo di dilungarmi a parlarne con loro, quindi devo dire che il testo mi ha permesso di rimediare, almeno dal punto di vista prettamente formativo a questa lacuna. Cosa volete che vi dica, a conti fatti, la vita contadina di allora mi appare, seppur piena di difficoltà, decisamente più ricca di quella che ci troviamo a sperimentare oggigiorno. Il romanzo ha la capacità di trasmettere in modo del tutto naturale l’amore per le cose semplici, per quella vita di paese e di montagna capace di rendere le comunità più unite e la vita più in sintonia con i ritmi della natura. La realtà descritta cozza in modo dirompente con quella attuale sotto tutti i punti di vista, portandoci, o perlomeno portandomi, a riflette su quali siano i reali benefici apportati dai cento anni di presunto progresso, che hanno portato gran parte delle persone a vivere mangiando surgelati e scatolette, in città sovraffollate e inquinate, con i bambini costretti a giocare soli, chiusi in casa, magari fronte monitor o fronte cellulare. Ok, devo costringermi a non andare oltre, d’altro canto questa è benzina gettata sul fuoco delle miei idee antimoderniste, quindi torniamo al romanzo prima che questa recensione prenda una brutta piega.
Abbiamo detto dell’abilità dell’autrice nel ricostruire in modo piacevole l’epoca trattata, ma nel romanzo non c’è solo questo. La storia, dopo la prima parte dedicata alla “ricostruzione” storica e famigliare della protagonista e parenti, viene drammaticamente sconvolta dai colpi di cannone degli austrungarici e dallo scoppio della grande guerra. L’impatto di questa svolta epocale è amplificato dalla collocazione spaziale nella quale è ambientata la vicenda: l’altopiano di Asiago e i suoi comuni. Veniamo quindi catapultati in prima linea e ci troviamo a rivivere i momenti drammatici che hanno vissuto quelle genti in modo molto coinvolgente. Non era certo l’epoca di internet e dell’informazione in real-time e l’autrice è capace di trasporre in modo encomiabile l’incertezza del caso, ribaltandola nel vissuto quotidiano dei protagonisti. Ben fatto, nulla da dire!
Tutta la storia ruota sul personaggio principale di Teresa, donna a dir poco affascinante, non solo per le sue “doti” fisiche, ma soprattutto per il suo temperamento. Inutile sottolineare la ricostruzione magistrale del personaggio, che nell’arco del racconto viene sviscerato in modo perfetto. Impossibile non appassionarsi alle traversie che occorreranno alla donna ed ai suoi cari nel corso degli anni, rendendo il romanzo avvincente e istruttivo nella sua ricostruzione storicamente accurata. Un’occasione per conoscere in modo quanto mai concreto e avvincente la storia del nostro paese. Insomma, un romanzo da leggere con piacere e da consigliare anche a chi è in cerca, oltre che di rivivere le nostre comuni origini, di un lavoro scritto veramente bene. Rating 8 

martedì 10 ottobre 2017

Halo. Flood di William C. Dietz


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Sinossi: 
Dopo essere sfuggito per un soffio alla distruzione di Reach, l'equipaggio della nave è costretto a saltare nell'iperspazio nella speranza di evitare lo scontro con la vasta alleanza aliena decisa a spazzare via l'umanità. Ma il salto li porta di fronte ad un remoto angolo dell'universo dove si trova uno spettacolare mondo a forma di anello... L'ultima speranza di sopravvivenza dell'umanità è atterrare sulla sua superficie e portare sulla terraferma lo scontro con i Covenant. Presto si scoprirà, però, che questo enigmatico anello è molto più di ciò che sembra. Costruito centomila anni prima dalla civiltà dei Precursori, questo "Halo" è adorato dai Covenant come un artefatto sacro. Non si fermeranno davanti a nulla, pur di poterlo controllare. In mezzo a un feroce scontro a terra, Master Chief e Cortana esplorano le profondità dell'Halo e scoprono un segreto oscuro: questo enigmatico mondo ad anello è anche la più pericolosa arma dell'universo. Il suo scopo? La distruzione di tutta la vita senziente. I Precursori avevano costruito l'Halo per fermare il più temibile nemico dell'universo, una forza virtualmente incontenibile, e adesso risvegliata, nota come Flood.

Recensione: 
Dopo aver recensito con entusiasmo il primo volume della serie, “Halo - la caduta di Reach” di Eric Nylund, mi trovo un po’ spiazzato nel dover ammettere che questo seguito non si sia rivelato all’altezza del predecessore.
“Halo – Flood” di William C. Dietz mi ha lasciato con l’amaro in bocca in quanto i presupposti lasciati in eredità dal primo volumi erano dei migliori e credo si sarebbe potuto fare molto meglio. L’autore come avrete notato è cambiato, e già questa mi pare una cosa piuttosto bizzarra. Purtroppo nel cambio credo che la Saga di Halo ci abbia perso. Lo stile di Dietz (forse anche la traduzione non ha aiutato?) mi pare piuttosto piatto, la narrazione punta molto sull’aspetto della mera azione militare, che alla lunga si fa piuttosto noiosa e ripetitiva. Spulciando fra i volumi che compongono questa epopea mi rendo conto che dal terzo, l’autore sia tornato Nylund, quindi forse la mia impressione è stata condivisa anche da altri, a ben vedere. Ad ogni modo, tornando a concentrarci su “Flood”, possiamo dire che ha il merito di presentarci l’Halo, la costruzione artificiale di proporzioni planetarie che dà i natali a tutta la saga, anche se lo fa con descrizioni altalenanti: a tratti confusionarie, sono di qualità alterna. Alcune ben fatte, altre rendono difficile al lettore immaginare come diavolo sia fatta quella che i Covenant ritengono un’arma capace di eliminare la razza umana... ma non solo.
Insomma l’Halo è l’unica fonte di sorpresa a tutti gli effetti, visto che la società Covenant, almeno quella strettamente militare, ci viene svelata dal romanzo e risulta perdere gran parte del suo fascino, mostrando una similarità alla razza umana che definirei fastidiosa. Non solo la componente sociologica, con strutture gerarchiche e linee di comando che ben poco si distaccano da quelle di qualsiasi esercito umano, ma fino a livello di sentimenti dei singoli. Che gli alieni siano mossi da paura o desiderio di vendetta, si tratta di comportamenti identici a quelli degli uomini… insomma, l’autore poteva sicuramente impegnarsi di più per dare origine a qualcosa di originale. Forse era troppo impegnato con la gestione dei Flood, ma anche questi per la maggior parte sanno di già visto. Ad ogni modo costituiscono almeno un aspetto capace di dare un minimo di slancio ad un romanzo che rimane purtroppo una lunghissima sequela di scontro a fuoco, che anche se ben descritti, alla lunga vengono a noia risultando ripetitivi, vanificando quanto di buono imbastito nel primo romanzo. La pedanteria con la quale l’autore si sofferma a ripeterci che il protagonista si sofferma a raccogliere l’ennesimo caricatore di proiettili della tal arma dal cadavere di turno è disarmante. Anche la gestione di Master Chief, l’ultimo degli Spartan rimasti in vita, si fa meno brillante ed equilibrata. Ora lo Spartan si muove e combatte alla stregua di una divinità inarrestabile. Personalmente la cosa mi ha dato non poca noia, arrivando a farmelo percepire alla stregua di un bullo capace di annientare schiere di “poveri” Covenant indifesi. Insomma si rasenta il grottesco. Un vero peccato!
Il ricordo dei memorabili scontri fra le flotte dei contendenti presenti ne “La caduta di Reach” rende il confronto totalmente disarmante, lasciandomi con il dubbio amletico se continuare o meno la lettura di questa Saga.

mercoledì 4 ottobre 2017

Disfida nr. 46: La contrada dei tagliatori di pietra di Flavia Guzzo


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Titolo opera: La contrada dei tagliatori di pietra

Autore: Flavia Guzzo

Formato: ebook

Genere: romanzo storico, letteratura di montagna

Prezzo:5,99


Sinossi:  Enego, l'Altopiano di Asiago, le donne, la guerra: un romanzo sulla vita nell'Altopiano di Asiago a inizio '900, sulla Grande Guerra, sull'esodo totale dell'Altopiano di Asiago avvenuto fra il 1916 ed il 1917.

 1901: Teresa, della Contrada dei Tagliatori di pietra, Altopiano d’Asiago, ha una madre vedova, donna passionale, che a sessant’anni suonati morirà fra le braccia di uno sconosciuto venuto da chissà dove, ha una sorella, Antonia, bigotta intransigente ed ipocrita, che, pur se vergine ed inesperta, non esiterà a forzare il suo facoltoso ma pio fidanzato ad un rapporto sessuale per guadagnarsi il desiderato matrimonio, e ha un amore, Meni, per il quale manderà a monte il suo matrimonio a pochi giorni dalle nozze.
 Corteggiata dal capitano Osvaldo, giovane di buona famiglia attratto dal nascente movimento futurista e dalla bellezza un po’ brusca di Teresa, consigliata dalla vecchia Perpetua Italia, che deve il nome ad un padre attivista nei moti anti-austriaci del ‘48, l’infedele ed eccessiva Teresa trascorre una vita tranquilla, o quasi, in compagnia del marito Meni, dei suoi figli, dei tanti parenti e conoscenti della contrada. Si occupa delle sue vacche, del suo orto e, di quando in quando, di contrabbando di tabacco.
 Fino a che il giovane Gavrilo, a Sarajevo uccide con pochi precisi colpi di pistola l’arciduchessa Sofia e l’erede al trono di Austria-Ungheria, scatenando la Grande Guerra.
 Una guerra dura durante la quale nulla sarà risparmiato a Teresa e ai suoi figli: battaglie cruente alle porte di casa e lunghi ed ansiosi periodi di stasi; poi, dopo l’irruzione dei soldati d’Austria-Ungheria a Caporetto, la lunga fuga forzata che li porterà, profughi e senza nulla, fino a Campobasso; infine, l’incontro con la peste del secolo, la terribile febbre Spagnola. Li accompagneranno nei duri anni di guerra e dell’esilio, buoni amici e nemici insidiosi: fra i tanti, Suor Matilda, che si cura dei soldati feriti con energica competenza ed un linguaggio non proprio consono alle sue vesti di religiosa; Edoardo, nella vita civile attore di teatro che, ferito in guerra, perderà un piede ma non il suo senso dell’umorismo; la graziosa Emma, maestra dei figli di Teresa che, a detta di tutti, ragiona meglio di un Generale con gradi e stellette; il cavalleresco Maggiore Donelli, che perdonerà a Teresa un’uscita poco felice; lo squallido tesoriere, che proporrà a Teresa profuga un ora di sesso in cambio del sospirato sussidio. Fino alla fine, il 4 novembre del 1918, in cui niente sarà più come prima.

Note/commenti/finalità dell'Autore:  Una storia basata su ricerche storiche bibliografiche e documentali e sui racconti familiari. Per non dimenticare il Grande Esodo dell'Altopiano di Asiago, una pagina della nostra storia poco conosciuta...

BIG da sfidare: 




Mauro Corona? Ovviamente non c'è storia, lui è veramente un big...



domenica 1 ottobre 2017

Le lame scarlatte di Rob Himmel [Rating 7]


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Titolo: Le Lame Scarlatte


Autore: Rob Himmel


Genere: Fantasy

Prezzo: Ebook Euro 3,99, Cartaceo Euro 14,90

Rating: 7

Sinossi: Quando Lynx, il più celebre assassino di Ganderia, fa ritorno nella capitale dopo dieci anni di assenza, gli equilibri di potere vengono infranti. Le otto organizzazioni che gestiscono nell'ombra la vita della città abbandonano il loro torpore e ricominciano a tessere intrighi. Re Nuldest è disposto a qualunque cosa pur di scoprire perché, dopo tutto questo tempo, l'uomo sia ricomparso in città e non esita a mobilitare l'Ordine. Ed Eel non esiterà a rincorrere il suo sogno: divenire il miglior assassino della storia, facendosi un nome sulla pelle di Lynx... Persino Regina è pronta a calare le sue carte. Il gioco degli intrighi è cominciato. Chi trionferà?

Recensione: “Le Lame Scarlatte” di Rob Himmel è un romanzo fantasy capace di incuriosirmi sin dalla lettura della sinossi inviataci “in redazione” dall’autore. La cover, semplice e pulita, ha avuto il merito di confermare il buon primo impatto, per cui mi sono gettato a capofitto nella lettura. Che dire, il romanzo scorre che è un piacere, coinvolgendo nella lettura in modo appassionante. E’ un romanzo prettamente d’azione, e la prosa dell’autore si allinea alla perfezione al fine di ottenere il risultato di una storia fluida, senza pause, diretta all’obbiettivo di tenere incollato il lettore alle pagine senza mia concedergli tregua, bandendo ogni forma di noiosa lungaggine descrittiva e limitandosi all’approfondimento dello scenario minimo indispensabile per ambientare l’azione.
Un fantasy che definirei moderno, snello, alleggerito da quelle descrizioni barocche e alle volta pedanti. Intendiamoci, lo dico per specificare quello cui andrete incontro, in quanto io rimango un amante anche del fantasy più classico, amo perdermi in lunghe dissertazioni filosofico/teologiche, amo le ambientazioni socio/economico/culturali approfondite, ma quello è un altro genere di fantasy, un'altra tipologia di testo. C’è un tempo per testi più “complessi” e un tempo per dedicarsi, ed apprezzare, testi più “freschi e spigliati” ma non per questo banali.
“Le Lame Scarlatte” non è un testo scontato, tutt’altro, ma vi eviterà di scervellarvi dovendo tenere a mente centinaia di luoghi e di nomi, appuntandovi liste di casate nobiliari più o meno rilevanti, senza per questo togliere credibilità agli eventi narrati, e garantendo maggiore approfondimento caratteriale per gli attori della storia. Ci saranno le diverse “corporazioni” a darsi battaglia, ma ci verranno presentate “con garbo”, senza stordirci tutto d’un colpo, mano a mano che verremo a conoscere i diversi attori protagonisti. In questo si mostra tutta l’abilità dell’autore, (siamo certi che sia il suo primo romanzo?), capace di architettare una costruzione che definirei a “livelli”, a step successivi: ogni capitolo si aggancia al precedente, introducendo nuovi personaggi e organizzazioni in modo graduale e del tutto naturale, agevolando il lettore e concedendogli la possibilità di concentrarsi appieno sull’azione, assimilando l’ambientazione senza difficoltà. Una prova di maturità di tutto rispetto, che indica una cura notevole in fase di pianificazione. Complimenti. 


Un romanzo fantasy decisamente originale in quanto mette al centro di tutto le trame e gli intrighi che si vengono a creare all'interno di una città e lo fa in modo accurato ed approfondito, lasciando in secondo piano tutto il resto. Non vuole essere una critica, anzi, le descrizioni fisiche dei personaggi sono limitate ai minimi termini, ma la cosa non disturba essendo funzionale allo scorrere rapido, e avvincente, della trama. Nessuna rallentamento, nessun approfondimento se non strettamente necessario e funzionale al dipanarsi spedito del racconto. Una scelta sicuramente ponderata dall'autore, a mio avviso vincente, e che ne denota al contempo la preparazione. Un'architettura degna di nota insomma, capace di confondere, in senso positivo, il lettore, affascinandolo con intrighi difficili da cogliere ma che una volta svelati non faranno mai gridare allo scandola, essendo sempre ben plausibili e razionali. Insomma niente colpi di scena calati dall'alto senza senso o ragione, al solo fine di colpire il lettore.
Il pregio maggiore rimane l’abilità di Himmel di non lasciare mai trasparire le vere intenzioni delle sue creature, lasciando il lettore attivamente coinvolto ad indagarle, cercando di immaginare quelli che saranno i prossimi tranelli nell’immane rete di intrallazzi e giochi di potere allestita. Devo dire che Himmel ci riesce in modo egregio, senza mai far apparire forzati i colpi di scena che mano a mano ci presenterà. La componente fantastica è ridotta ai minimi termini, concentrandosi principalmente nelle mani dei membri dell’enclave dei maghi, che tuttavia non hanno mai gioco facile grazie alla presenza di apposite “tecnologie” volte a inibire e rallentare i loro poteri.
Insomma un buon lavoro, che forse non farà la storia del fantasy, ma che di certo vi garantirà ore liete, e un futuro assicurato per un autore che consiglio di tenere sott’occhio a tutti gli amanti del genere.
Ed eccoci al voto ed alle valutazioni finali. Tutto bello quindi e tutto splendente? Diciamo che l'editing purtroppo fa calare il voto finale, che nonostante questo arriva ad un 7 pieno. Purtroppo ci sono alcuni refusi di troppo e dopo la metà del testo non si possono non notare alcune frasi "stonate", che avrebbero dovuto essere corrette e migliorate nel corso di una rilettura più approfondita. Detto questo, il romanzo rimane assolutamente godibile. Complimenti all’autore!

domenica 24 settembre 2017

Dannato Malloppo! di Mario Micolucci [Rating 8]


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Titolo: 
  Dannato Malloppo!


AutoreMario Micolucci

Genere: Western

Prezzo: Ebook Euro 2,99, Cartaceo Euro 9,99

Rating: 8

Sinossi: In quel letamaio di Little Pit, è un giorno come tanti altri. Poi, giunge un ceffo a cavallo. L'uomo ha una gran fretta, ma anche un grosso fagotto. Hugg Badfinger non resiste alla tentazione di appurare cosa ci sia dentro. Così, fa fuori il tizio e manda il suo moccioso a requisirlo. Dopo un po', padre e figlio montano in sella e schizzano via dal villaggio come se avessero il diavolo alle calcagna. Cosa avranno trovato?

Recensione: E’ con immenso piacere che vi presento il romanzo “Dannato Malloppo” di Mario Micolucci. Il piacere in realtà è doppio, in quanto trattasi di un romanzo western, genere che io adoro, e che latita purtroppo in libreria, e autoprodotto da un autore che si mostra preparato e abilissimo nel giostrare al meglio tale tipologia di storia.
Micolucci riesce a calarci alla perfezione nell’ambientazione del western all’italiana, con personaggi che sono tutto fuorché eroi senza macchia. Personaggi in chiaroscuro (più scuro, in realtà), mossi da cinismo e avidità, il cui unico fine è quello di salvarsi la pellaccia, possibilmente racimolando qualche biglietto verde in più rispetto a quando l’hanno messa in gioco. Violenza che tende alla spietatezza, arricchita da dosi massicce di quelle frasi lapidarie, proferite a muso duro da uomini veri, rudi, capaci di ingollare galloni di misture alcooliche più simili a benzene che whisky e di pulirsi il culo con brandelli di cactus spinoso. Insomma, l’autore riesce a dar vita a pistoleri veri, ma anche ricettatori, ranger deviati, nobildonne e donnacce, e tutta una serie di “malditos” capaci di conquistare il lettore per credibilità e accuratezza, imbastendo inoltre una storia ben fatta, complessa il giusto, sempre tesa e imprevedibile. Personaggi ben studiati e ancor meglio realizzati, con dialoghi ben fatti, sicuramente capaci di strappare sorrisi d’approvazione ai cultori del genere.
Il tocco di classe finale è dato dal rapporto “bizzarro” fra padre e figlio, a mio avviso riuscitissimo, e carico di risvolti psicologici ben curati e coinvolgenti. Insomma in questo “Dannato Malloppo” c’è tutto quello che un amante del genere possa desiderare, ma anche chi è alla ricerca di avventura, emozioni e colpi di scena maestosi troverà pane per i propri denti.
Ammetto che è passato molto tempo dall’ultima volta che un finale è riuscito a sorprendermi (positivamente) come in questo romanzo.
Per concludere quindi passiamo alla realizzazione del “prodotto” libro. Impaginazione ed editing ben fatti (qualche refuso è presente, ma nulla che possa inficiare il buon esito della valutazione finale), e prezzo che invoglia l’acquisto. Ora però, con la mia solita e spietata sincerità, che tante maledizioni si porta appresso, mi vedo costretto a muovere un appunto all’autore in merito alla cover del romanzo. A mio parere è troppo spartana e da un’idea di poca professionalità, facendo correre il rischio al testo di precludersi una buona fetta di potenziali lettori.
Purtroppo, per quanto non si tratti certo di una prassi indicativa di buon senso, spesso la copertina di un libro ha un peso ancor più rilevante della sinossi/descrizione dello stesso. Nessuno ne è immune e questo perché l’immagine scatena la nostra fantasia in modo più incisivo e immediato della parola. In un mercato subissato giornalmente da dozzine e dozzine di nuove proposte fra autoprodotti e romanzi di case editrici, più o meno serie, affidarsi ad una cover professionale e d’impatto è un prerequisito assolutamente basilare. Considerando anche la magnificenza di alcune cover di romanzi western in circolazione, 
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non potevo proprio esimermi dal segnalare questa “mancanza”, anche perché oltre che spartana la ritengo fuorviante, in quanto non veicola le giuste informazioni, facendo apparire erroneamente il romanzo un lavoro per fanciulli, o almeno questo è l’effetto che mi fa il cowboy affiancato al bimbo.
Ecco, ora che ho citato quello che, a mio avviso, è l’unico neo del lavoro del Micolucci, posso passare al voto finale che non poteva che essere un 8 pieno e meritato. Complimenti vivissimi all’autore, con l’augurio che possa presto sfornare altri lavori di questo calibro. Consigliatissimo!

P.s.: Ultimamente mi rendo conto di stare dando voti parecchio alti. Mi sono quindi interrogato chiedendomi se fossi inspiegabilmente diventato più buono, ma anche a mente fredda, non posso che confermare gli ottimi lavori che mi sono trovato innanzi. Complimenti quindi a tutti gli autoprodotti per le doti mostrate e per la passione e la cura con la quale sfornano i loro lavori che spesso non hanno proprio nulla da invidiare ai prodotti delle BIG di settore!

mercoledì 20 settembre 2017

Disfida nr. 45: Caccia mortale di Stefano Marguccio


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  • Titolo opera: Caccia Mortale - Cronache dei Due Mondi
  • Autore: Stefano Marguccio
  • Formato: Ebook e cartaceo
  • Genere: Fantasy
  • Prezzo: 3,99 ebook 16,00 cartaceo
  • Sinossi: Il cielo di Arkandia è avaro di nuvole quanto la sua terra lo è di giustizia. Delion di Rubra, primicerio del monastero di Urd il Profeta, è un senza cognome. Nel sistema corrotto della Confederazione uno come lui conta zero. Per questo ha deciso di unirsi a una società segreta che promette di rovesciare l'ordine costituito per sostituirlo con uno più equo, guidato da un uomo solo, come ai tempi dei re. Il suo sogno di cambiamento, però, vive il tempo di una notte. Un terremoto distruttore rade al suolo la città in cui vive, rimescolando le carte della sua partita con il destino. Un demone lo scruta dalle tenebre di una stanza gelida. Una fanciulla dai capelli immacolati trascrive tutto quello che dice e fa. La caccia è appena iniziata, e i mondi che sono stati separati presto saranno uniti di nuovo. Segui le avventure di Delion di Rubra nel ciclo delle Cronache dei Due Mondi!  
  • Note/commenti/finalità dell'Autore: Caccia Mortale è il primo libro di una saga che vuole essere la via italiana al fantasy classico. Coniuga gli archetipi del viaggio dell'eroe con un'ambientazione originale a cui ho cercato di dare profondità e complessità. I personaggi sono curati, i dialoghi croccanti come il pane appena sfornato, il ritmo serrato. Ci ho messo tre anni a riscriverlo accidenti! Troverete il sapore dell'oriente e dell'occidente e qualche elemento tutto italiano, come le rovine e i monasteri. Niente nani, elfi o maghi, ma un tentativo di creare un'atmosfera di realtà sospesa, di mistero credibile e di magia. La prima volta l'ho scritto per me. La stesura che leggerete l'ho scritta per voi. Per farvi passare qualche ora in un altro mondo. Anzi in due.
  • BIG da sfidare: 



Millennio di Fuoco Cecilia Randall


domenica 17 settembre 2017

Mi innamoravo di tutto: Storia di un dissidente di Stefano Zorba [Rating 7]

Oggi pubblichiamo la prima recensione della nostra nuova collaboratrice EMMA, alla quale diamo il benvenuto nello staff di scrittorindipendenti. EMMA ci presenta:


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Titolo: 
 
Mi innamoravo di tutto: Storia di un dissidente


Autore: Stefano Zorba

Casa Editrice: Edizioni Alternative

Genere: Narrativa

Prezzo: Euro 4,99

Rating: 7

Sinossi: Un sotterraneo anonimo. Un pavimento in calcestruzzo, polvere, pilastri nudi e vecchi. E sangue.
Un imprecisato servizio segreto italiano ha un prigioniero, un dissidente che si chiama Coda di Lupo. E vuole farlo parlare, con ogni mezzo necessario.
E Coda di Lupo parla, si racconta, scandendo la sua vita sulle note dell’omonima canzone di Fabrizio De André, dall’infanzia e il G8 di Genova fino agli ultimi, disperati anni di resistenza in Val Susa.
Un romanzo che parla di lotta, di resistenza, di Stato, di sofferenza, di morte. E della gioia di lottare, nonostante tutti i sacrifici che questo comporta.

Recensione: Un uomo giace raggomitolato su un pavimento, alla mercé di aguzzini che lo picchiano selvaggiamente. Inizia per lui un lungo calvario di sopraffazione, di violenza, sempre più atroce, e ancora e ancora, perché parli e riveli i nomi degli altri. E’ un terrorista, un no-TAV, e fra una tortura e l’altra, raccontate con minuzia di particolari, ripensa alla propria vita.
Struggente e quasi lirico il passaggio dalla giovinezza felice alla rabbia distruttrice: il ragazzo che si innamorava di tutto, subisce una repentina trasformazione in cui tutto l’amore diventa rabbia, grande, immensa, distruttrice. Tanto grande era l’amore, e tanto feroce l’odio e la rabbia, quando realizzerà che il suo futuro è scippato, “fottuto”. La parte iniziale, molto credibile e ben scritta, ricorda i fatti, purtroppo realmente accaduti e documentati, delle torture subite dagli arrestati nella caserma di Bolzaneto, a Genova, durante il G8 del 2001. Qui l’empatia è tutta per il protagonista, Coda di lupo il suo nome di battaglia. Pian piano il contesto cambia; Coda di lupo è in acque molto peggiori, non ci sarà più libertà per lui, sa che lo tortureranno a morte, e che prima o poi parlerà. La narrazione diventa meno credibile, l’empatia del lettore si allontana, non tanto per la vicenda raccontata, terribile, quanto per le motivazioni, o la mancanza di motivazioni, del protagonista, che man mano ricorda la sua vita: la partecipazione alle proteste del G8, a Genova, poi la vita borghese (con tanto di moglie aspirante modella in abitino griffato Valentino e prime alla Scala), lo schifo per la sua nuova vita borghese, l’incontro con i no-TAV e la sua adesione alla causa. Le ragioni del disagio emergono qua e là, marginali, superficiali, un po' trite (la globalizzazione, i grandi del mondo, bulimici e sfruttatori, i Cattivi Americani di Ustica e del Cermis, e chi più ne ha più ne metta). Ma non c’è passione in queste motivazioni che appaiono sempre sullo sfondo, un po' sbiadite, mentre la passione c’è, e tutta quanta, al calor bianco, nella lotta in sé, ed è in questo che l’autore dà il meglio di sé.
Insomma, dopo un inizio sfolgorante, il racconto non convince.
Avrebbe potuto raccontarci per davvero e con passione le battaglie dei no-Tav, convincerci che esiste veramente quel muro di silenzio che nemmeno il WEB coi suoi molti occhi riesce a sfondare, che nulla è come sembra ma come vogliono che sembri, ma nel complesso le affermazioni di Coda di Lupo non convincono. Tutta la seconda parte della narrazione punta, forse intenzionalmente, al vuoto, vuoto di idee, vuoto di motivazioni, vuoto di pensiero. Peccato, perché l’autore sa scrivere e sa scrivere bene. Preferiamo quando ci appassiona, non quando ci lascia nel vuoto...
Voto 7.
                                                                                                                 EMMA

domenica 10 settembre 2017

I ragazzi di Anansi di Neil Gaiman


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Descrizione:
Quando il papà di "Ciccio Charlie" dava un nomignolo a qualcosa, quel nomignolo rimaneva. Come quando chiamò Ciccio Charlie "Ciccio Charlie", appunto. Anche adesso, vent'anni dopo Charlie Nancy non riesce a liberarsi di questo fastidioso appellativo, uno dei tanti imbarazzanti "doni" che il padre gli ha fatto prima di cadere stecchito su un palco di karaoke, segnando così l'inizio del disfacimento della vita del povero Ciccio. Mr. Nancy ha lasciato a Ciccio Charlie delle "eredità", come l'estraneo alto e di bell'aspetto che compare alla porta di Charlie e che si scopre essere il fratello che lui non ha mai conosciuto. Un fratello completamente diverso da Charlie che gli insegnerà a lasciarsi andare e a divertirsi, proprio come faceva il caro papà.

Recensione:
Oggi vi presento un romanzo di Neil Gaiman: I Ragazzi di Anansi. Certo non sarà famoso come “American Gods”, che a me è piaciuto veramente molto, e del quale mi sento di consigliarvi anche la recentissima serie tv, realizzata a mio parere in modo eccellente e piacevolissima a vedersi, ma anche questo suo “fratello minore” non è niente male.
A donare valore a quest’opera è anzitutto l’abilità dell’autore, che possiede a mio avviso una prosa capace da sola di far innamorare il lettore dei suoi testi. E’ uno di quei rari casi nei quali, a prescindere dalla storia narrata, l’abilità dello scrittore, il suo modo di presentarci le vicende, sono da soli capaci di soddisfare il lettore e convincerlo di aver speso bene il proprio tempo. Le vicende sono narrate con estrema fluidità, i personaggi sono ben realizzati, caratterizzati in modo originale eppur credibile, anche quando hanno ben poco di umano, essendo delle vere e proprie deità. Certo poi si scopre che i loro vizi sono tutt’altro che distanti da quelli dei comuni mortali, quindi non si fatica ad immedesimarsi.
C’è abbondanza di ironia negli scritti di Gaiman e le vicende lasciano ampi margini di riflessione al lettore attento e deciso a cogliere quelli che sono gli aspetti più profondi e che vanno oltre l’innegabile appagamento legato alle vicissitudini narrate. 
E’ un romanzo il cui genere mi è difficile da definire, in quanto ci troviamo effettivamente al cospetto di un ambientazione moderna nella quale vengono calate delle divinità umanizzate e lontanissime da quelli che sono gli stereotipi di entità sovrannaturali, ma che alla fine dei conti hanno pur sempre delle caratteristiche che le rendono superiori all’uomo. Indubbiamente urban fantasy, anche se la componente fantasy è a mio avviso molto risicata, almeno per buona parte del testo. Già perché per oltre metà del testo la vita dei protagonisti scorre più o meno tranquilla, certo il fratello di Ciccio Charli, Ragno, è piuttosto bizzarro, ma chi può affermare di non annoverare fra i propri parenti qualche figura al limite dell’inquietante? Solo in un secondo momento la componente più marcatamente fantasy, che nel caso di Gaiman assume vestigia legate alla mitologia politeista dell’antichità e dei riti stregoneschi, si fa avanti con maggior vigore, trasportando il lettore in regni “altri”, nei quali incontrare Dei dalle forme animalesche, ma dai connotati caratteriali palesemente umani. Insomma, come accennavo in precedenza ci sono vari spunti di riflessione a completare un testo d’intrattenimento puro e di buon livello. Unico neo a mio avviso è nella gestione della trama e nelle sequenze degli incontri che appaiono forzati, anche se l’autore potrebbe certamente rispondere che siano gli Dei stessi a pilotare le gesta dei loro prediletti.
Il bello ad ogni modo sta proprio nell’osservare come i comuni mortali si rapporteranno a questi esseri fuori dall’ordinario, come potranno accettare l’inverosimile e l’inconoscibile ad essi legato. CI saranno scene capaci di strappare sorrisi e altre che ci faranno correre un brivido lungo la schiena.  Insomma, divertimento garantito per tutti e testo consigliato!

giovedì 7 settembre 2017

Disfida nr. 44: Le lame scarlatte di Rob Himmel


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Titolo: Le lame scarlatte
Autore: Rob Himmel
Formato: Cartaceo ed eBook
Genere: Fantasy
Prezzo: 14,90 € cartaceo 2,99 € eBook
Sinossi: Quando Lynx, il più celebre assassino di Ganderia, fa ritorno nella capitale dopo dieci anni di assenza, gli equilibri di potere vengono infranti. Le otto organizzazioni che gestiscono nell’ombra la vita della città abbandonano il loro torpore e ricominciano a tessere intrighi. Re Nuldest è disposto a qualunque cosa pur di scoprire perché, dopo tutto questo tempo, l’uomo sia ricomparso in città e non indugia a mobilitare l’Ordine. Ed Eel non esiterà a rincorrere il suo sogno: divenire il miglior assassino della storia, facendosi un nome sulla pelle di Lynx… Persino Regina è pronta a calare le sue carte. Il gioco degli intrighi è cominciato. Chi trionferà?

Note/commenti/finalità dell’autore: Un romanzo ricco di colpi di scena, intrighi, combattimenti e personaggi carismatici che saprà sorprendervi positivamente. La storia lascia qualche spunto di riflessione: sulla sete di potere, sull’amicizia, sulla necessità, a volte, di trovare un compromesso; ma, soprattutto, sull’importanza dei legami umani che, anche per un uomo spietato come Lynx, sono essenziali e possono dare speranza anche nei momenti più bui. Inoltre sfido chiunque a capire e anticipare i molti colpi di scena, ci riuscirete?


BIG da sfidare: 

Le cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin

domenica 3 settembre 2017

Raggruppamento Spada di Matteo Marchisio [Rating 7]


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Titolo: 
Raggruppamento Spada


Autore: Matteo Marchisio

Casa Editrice: Delos Digital

Genere: Azione, Guerra

Prezzo: Euro 2,99

Rating: 7

Sinossi: Romanzo breve (84 pagine) - Rieke Hatefield lavora in una ditta di legnami di Addis Abeba, in Etiopia. Le battaglie nella savana rodesiana sono diventate un ricordo, come i volti delle persone care perdute laggiù. In un viaggio di lavoro a Torino scoprirà quanto la Guerra Fredda imperversi ancora in Europa. Nel caos di una nuova avventura si aggiunge la notizia che, forse, suo padre è ancora vivo, prigioniero nella Libia del Raìs. Liberarlo vorrebbe dire recuperare quello che credeva di aver perso per sempre.
Dopo essere sfuggiti alla guerra decolonialista rodesiana, Rieke e Katie sono stati accolti in Etiopia dal vecchio amico Barba. Vivono di nuovo una vita tranquilla, come commerciali di una ditta di legnami. Sarà durante un viaggio di lavoro a Torino che realizzeranno come per loro non sia ancora arrivato il momento di smettere di combattere, rimanendo incastrati tra scandali al metanolo, golpisti, legionari corrotti. Girano voci che il padre di Rieke creduto morto si ancora vivo, prigioniero in Libia. Rieke rimarrà incastrato tra la volontà di ritrovare il padre creduto scomparso per sempre e la devozione agli impegni presi con l’uomo che lo ha accolto dopo la fuga dalla Rodesia, trattandolo come un figlio. Sembra che dietro gli eventi che lo circondano ci sia l’ombra di un’unità dei servizi di informazioni italiani chiamata Raggruppamento Spada. Nessuno la conosce. Tutti sembrano sue pedine.

Recensione: 
Terzo episodio della serie di Matteo Marchisio dedicato alla coppia di avventurieri formata dal giovane Rieke e dalla sua affascinante compagna Katie, anche se in questo capitolo la fanciulla rimarrà relegata in disparte.
Nella recensione del precedente romanzo breve, "Nowaland", mi ero dichiarato meno favorevolmente rispetto al mio solito verso lo scritto di questo autore, che abbiamo imparato a conoscere molto bene. Avevo avuto l’impressione che la storia fosse stata buttata giù un po’ frettolosamente e, perlomeno a mio personalissimo parere, non mi aveva convinto come al solito. Dico subito che “Raggruppamento Spada” mi è piaciuto, garantendomi ore di svago. Ripeto, si tratta sicuramente in gran parte di gusto personale, anche se alcuni aspetti oggettivi mi pare di poterli trovare: in questo caso la prosa pare più curata, le descrizioni più ricercate, quindi non solo la storia mi ha maggiormente convinto, ma anche la sua realizzazione.
L’ambientazione muta, ci ritroveremo catapultati dall’Etiopia all’Italia, con i nostri eroi coinvolti in azioni clandestine che spaziano dal commercio di beni proibiti al terrorismo di destra (avete presente Terza Posizione negli anni 80?). Insomma, le atmosfere al limite del “paranormale” di "Sezione NKZ-68" sono lontane anni luce dai complotti internazionali del tutto terreni e realistici che viviamo in questo “Raggruppamento Spada”, ma la cosa non peserà sul buon esito del tutto.

L’azione è sempre concitata, sorretta da dialoghi riuscitissimo, così come i nuovi personaggi che si affiancano al protagonista riescono a farci approfondire la conoscenza della personalità di Rieke, donando spessore al personaggio. Un racconto che ripropone il meglio dell’autore, capace di mantenere un ritmo serrata dall’inizio alla fine, senza per questo scadere nel poco credibile o nel sensazionalistico, senza trasformare in concreto il protagonista in un supereroe dai poteri sovrannaturali. In questi casi il rischio infatti è proprio quello di dar vita a dei grotteschi immortali che non fanno altro che screditare il personaggio agli occhi del lettore. Marchisio invece è bravissimo nel mostrare le debolezze dell’uomo e nel far percepire tutta la vulnerabilità dello stesso, aumentando di conseguenza la curiosità per lo sviluppo degli eventi.
Romanzo consigliato quindi, senza se e senza ma. Voto 7. 


mercoledì 30 agosto 2017

Disfida nr. 43: Dannato Malloppo! di Mario Micolucci


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Titolo opera: DANNATO MALLOPPO!


Formato: ebook e cartaceo

Genere: Western all'italiana

Prezzo: cartaceo 9,99 euro – e-book 2,99

Sinossi:
In quel letamaio di Little Pit, è un giorno come tanti altri; quando giunge un ceffo a cavallo. L'uomo ha un gran fretta, ma anche un grosso fagotto. Hugg Badfinger non resiste alla tentazione di appurare cosa ci sia dentro. Così, fa fuori il tizio e manda il suo moccioso a requisirlo. Dopo un po', padre e figlio montano in sella e schizzano via dal villaggio come se avessero il diavolo alle calcagna. Cosa avranno trovato?

Note/commenti/finalità dell'Autore:
Ho indirizzato lo sforzo creativo nel ricreare le atmosfere, il linguaggio e il “sapore” dei film western italiani degli anni sessanta e settanta. Per realizzare quest'intento, ho raccolto a piene mani sia dai cosiddetti spaghetti western che, in dosi più circostanziate, dai fagioli western - quelli di Bud Spencer e Terence Hill, per intenderci -; ma non solo, essendo personalmente convinto che questo particolare genere sia figlio della commedia, ho attinto anche da lì. Quindi non aspettatevi un romanzo tutto azione, poiché i dialoghi giocano un ruolo molto importante nella narrazione.

BIG da sfidare:

Essendo ispirato alla filmografia citerò dei registi.


Tutti i film di Sergio Leone e soprattutto la Trilogia del Dollaro; 



La Collina con gli Stivali di Giuseppe Colizzi; 




Lo Chiamavano Trinità di E.B. Clutcher; 










L'Armata Brancaleone 






e I Soliti Ignoti di Mario Monicelli; 


Totòtruffa 62 e La Banda degli Onesti di Camillo Mastrocinque