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domenica 17 maggio 2015

"Bruciate lentamente" di Fabio Casto [Rating 7]

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Titolo: Bruciate lentamente

Autore: Fabio Casto

Genere: Avventura

Rating: 7

Prezzo: Euro 2,20






Sinossi:

Pac è un diserbante dell'economia, un promotore finanziario che viene inviato presso quelle realtà microeconomiche apparentemente innocue ma considerate potenzialmente ostili agli interessi del mercato globale, col compito di estirparle proponendo ogni sorta di truffa capace di soffocarle dai debiti o assoggettarne il controllo.
Pac è anche estremamente convinto che il mondo per come lo si conosce stia per collassare, che si sia prossimi a un'inevitabile apocalisse. Fonte di tale convinzione sono i numerosi segni della fine dei tempi che lui interpreta come inequivocabili e che lo spingono ad accelerare il suo piano di fuga, ossia la costruzione di quello che negli antichi testi indiani era chiamato vimana, una navicella spaziale. A questo scopo si affida a Samuel, un oscuro personaggio che gli procura dispositivi e attrezzature aerospaziali di contrabbando e del quale non conosce nulla, se non un recapito telefonico.



Ma quando questo lo contatta dicendogli di esser stato rapito da ribelli maoisti in un monte in Nepal, Pac si vede costretto a tornare là dove ha da poco concluso un'operazione, a incasinare i suoi piani, a stringere una sincera amicizia con uno yak e a subire i deliri di un'autoproclamata divinità reincarnata. Mentre la fine dei tempi si avvicina e Oscar continua a vivere in una grotta.

Recensione:

Un romanzo non facile da recensire questo “Bruciate lentamente” di Fabio Casto. Una storia che colpisce per la varietà di tematiche poste sotto il riflettore e che alla fine comunque prende per la sua originalità e per la capacità di far riflettere, anche se chi non ha affinità con i temi trattati credo faticherà ad avvicinarsene. Ovviamente io spero il contrario.
Ma torniamo all’ebook vero e proprio, curato come ogni autopubblicazione dovrebbe essere: pochi refusi, editing ben fatto, cover accattivante.
Il lessico è ricco e ricercato, così come la prosa che predilige alla via più semplice lunghi giri di parole, fortunatamente quasi sempre originali.
E’ una scelta rischiosa quella dell’autore e che denota sicuramente la passione e la gioia di scrivere senza il pensiero fisso a compiacere e assecondare il lettore finale. E’ indubbio che molti preferiscano testi più agili e scorrevoli, visto che stiamo parlando pur sempre di letteratura d’evasione.
Insomma non è propriamente il romanzo da leggere sdraiati in una spiaggia assolata, con un paio di cocktail belli carichi in corpo e circondati da mocciosi urlanti.
Ad ogni modo, io sono fra quelli che sa apprezza questo tipo di testo quando ben fatto e in questo caso l’originalità e l’acutezza delle trovate di Casto fa valer la pena di impegnarsi un po’ di più nella lettura. Si perché il fatto che l’autore scriva bene è innegabile, sempre ispirato e senza cadute di intensità/stile.
Casto, sfruttando i pensieri del protagonista Pac, affronta in realtà praticamente tutte le tematiche care alla controcultura, se così vogliamo chiamarla, intesa in un accezione moderna, che nulla ha da spartire con quella sessantottina: cospirazioni, archeologia e scienze eretiche, turbocapitalismo, decrescita e visioni apocalittiche, misticismo ecc...
Ogni sua argomentazione è descritta in modo efficace, ogni frase congeniata alla perfezione. 
La preparazione dell’autore non traspare solo dai temi trattati ma anche dall’uso delle parole giuste al momento giusto, garantendo una coerenza del narrato che fa propendere per un compito molto ben svolto.     
Questa ricchezza di contenuti è il tratto caratterizzante del testo, al tempo stesso pregio e difetto supremo.
Il protagonista, Pac, ha il vizietto di perdersi in lunghe elucubrazioni filosofiche, mai banali intendiamoci, ma al termine delle quali si fatica a riprendere il filo della narrazione che passa quasi in secondo piano. A mio avviso qualche taglio qua e là ci sarebbe potuto stare per venire incontro anche ai lettori meno cogitabondi e lasciando maggior spazio “all’azione”, ma tanté.
Ringrazio Casto per avermi  riportato alla memoria il mitico libro di Zacharia Sitchin, Guerre Atomiche al tempo degli Dei. Non che ci siano citazioni o riferimenti diretti, ma per associazione di idee mi è tornata la voglia di riprendere in mano i testi dello studioso.
Per concludere quindi, un testo che ha il pregio di svelare le sue verità un pezzetto alla volta, con tocchi azzeccati d’ironia, e lasciando che le domande nella mente del lettore si moltiplichino esponenzialmente per tenerlo avvinghiato sino alla conclusione. Certo la parte dedicata alle riflessioni di Pac è decisamente preponderante rispetto a quella dedicata alla storia vera e propria e questo ad alcuni, alla lunga, potrebbe non piacere anche perché il testo è bello corposo, in PDF si superano le 300 cartelle.
Ad ogni modo una lettura che merita di essere affrontata visto che le tematiche sono di strettissima attualità e vengono presentate sotto un’ottica del tutto particolare e stimolante.
Voto finale 7 pieno.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Questo libro mi ha incuriosito, non è la prima volta che ne sento parlare. Mi sa proprio che sarà la mia prossima lettura!

Anonimo ha detto...

Sottoscrivo. Ho trovato molto interessanti gli argomenti trattati, che sono esposti con precisione e dovizia di particolari anche se, personalmente, preferisco una prosa più sintetica e scorrevole. I lunghissimi incisi contenenti le riflessioni del protagonista alle volte costringono a tornare indietro per riprendere il filo della trama.
Mi sono piaciuti il senso dell'umorismo surreale dell'autore e il suo amore quasi mistico per i paesaggi e le culture descritti. Come dice la recensione non è un romanzo leggero, ma piuttosto una lettura impegnativa che offre svariati spunti di riflessione e qualche sana risata.

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